Convertire la notte

Martedì Santo

Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: <Signore chi è?> (Gv 13, 25).

Ancora il mistero di Giuda e del suo tradimento attirano la nostra attenzione, quasi per poterci esaminare in modo rigoroso e comprendere così a quale livello corriamo anche noi il rischio di tradire. Se ieri è stato il gesto di cura di Maria di Betania a rendere ancora più profondo il tradimento di uno degli apostoli, oggi è il gesto di rarissima intimità del discepolo amato, che si china sul petto del Signore, a fare da sponda al dilagare di tutto ciò che in noi si chiude all’amore, prima di tutto perché non può comprenderlo. La promessa fatta al servo del Signore: <ti renderò luce delle nazioni> (Is 49, 6), nel gesto del discepolo amato diventa capacità di esporsi interamente al fuoco di quell’amore che arde nel cuore del Signore Gesù alla vigilia della sua passione. Il cuore di Cristo è come il roveto ardente contemplato da Mosè nel deserto e diventa così il luogo della rivelazione somma non solo del cuore di Dio, ma di ciò che sta a cuore a Dio. Possiamo ben immaginare il ritmo infuocato del cuore del Signore, mentre svela a Giuda ciò che purtroppo gli sta ormai a cuore: <Quello che vuoi fare, fallo presto> (Gv 13, 27). Sembra proprio che il Signore si faccia garante della libertà di ciascuno nell’essere capace di riconoscere il proprio desiderio e di portarlo a compimento, anche quando questo ci allontana dalla luce e ci fa sprofondare nelle tenebre: <Ed era notte> (Gv 13, 30). Eppure il Signore non abbandona completamente Giuda alla notte, ma gli consegna attraverso il <boccone>, solitamente riservato all’ospite d’onore, una scintilla del suo stesso amore che nemmeno la tenebra dell’inferno più buio potrà vincere.

L’intimità del cenacolo ci aiuta a capire i sentimenti profondi del Signore Gesù che si lascia interrogare dai suoi discepoli dando a ciascuno una risposta vera, per quanto dura, da accogliere: <Darai la tua vita per me?> (Gv 13, 38). La bocca del Signore è come una <spada affilata> (Is 49, 2) che ci obbliga a prendere coscienza di ciò che veramente desideriamo, come per Giuda, e di ciò per cui non siamo ancora realmente pronti, come per Pietro. Accogliere la misericordia significa aprirsi al vero di noi stessi per essere liberi e responsabili fino in fondo.

Il discepolo amato spicca all’interno del gruppo dei discepoli per la sua disponibilità a farsi mediatore di intelligenza. Tanto più siamo intimi del Signore, quanto più siamo chiamati a mediare tra Lui e i nostri fratelli, perché passi la luce e perché l’amore sia condiviso come luogo possibile di <salvezza> che si riversa <fino all’estremità della terra> (Is 49, 6).

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