Convertire in silenzio

Sabato Santo

Le donne poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto (Lc 23, 56).

Sostando come le donne <davanti al sepolcro> (Mt 27, 61), siamo confrontati con lo stesso Silenzio in cui il Verbo del Padre si è annichilito e annientato proprio come <chicco di grano caduto in terra> (Gv 12, 28). Là, davanti al sepolcro del Signore Gesù, che giace e che tace dietro la pietra così accuratamente posta sul suo amabile corpo e sulla sua dolcissima anima, anche noi siamo chiamati a scendere nel profondo di noi stessi e della stessa umanità. In questo abisso potremo imparare a non scandalizzarci più del silenzio di Dio, ma a trovare in esso conforto, proprio perché: <il silenzio di Dio, che è così terribile per l’uomo gettato nel baratro della sua peccaminosità e della sua angoscia, non è di chi tace perché non c’è, o di chi tace perché abbandona, ma di chi tace perché piange, e tace appunto per piangere>1.

Abituati a lamentarci e talora a bestemmiare il silenzio e l’apparente distanza di Dio dalle nostre vicissitudini e dai nostri dolori, siamo invece oggi invitati alla più grande conversione che si possa immaginare. Siamo invitati a riconoscere il Dio di Gesù Cristo, la cui onnipotenza è la consegna di sé fino all’estremo e la cui protesta è una parola d’amore che si fa gesto in una vita totalmente consegnata e abbandonata nelle nostre mani e affidata, ormai, alla nostra capacità e volontà di vivere e morire nello stesso amore. Non ci resta che attendere il primo cenno di giorno per andare a rotolare la pietra e per essere meravigliati dalla tenacia del nostro amore, e ancora più sorpresi dalla vittoria dell’amore che non è mai una rivincita, ma uno spazio completamente nuovo in cui osare la speranza per tutti.

Possiamo oggi scendere agli inferi del nostro cuore e starvi in pace, perché sappiamo che il Cristo verrà a ritrovarci come la pecorella smarrita e, posti sulle sue spalle forti, potremo risalire da ogni esperienza di morte verso un senso dilatato della vita. Davanti al mistero della tomba sigillata, possiamo fare memoria di tutte quelle realtà su cui abbiamo messo una pietra nella speranza e nella certezza che l’amore può ribaltare sempre tutto.

Con le donne e come le donne siamo chiamati oggi ad osservare il sabato del silenzio, dell’attesa, della pazienza, dell’amore che sa accettare le pause imposte dalla vita con semplicità e coraggio. Siamo chiamati, nel mistero di questo giorno di silenzio e di propensione, a stringerci gli uni agli altri per condividere la fatica a sperare contro ogni speranza.


1. L. PAREYSON, Ontologia della libertà, Einaudi, Torino 1995, p. 221.

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