Convertire in eccedenza

Lunedì Santo

Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta (Is 42, 2-3)).

Il mistero di questi giorni santi, che preparano la celebrazione annuale della Pasqua, ci tocca con la tenerezza e la discrezione di una serie di attitudini e di gesti la cui eccedenza d’amore sembra voler arginare il dilagare di un male troppo grande: <Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso…> (Gv 12, 3). Proprio l’eccesso di questo gesto è capace di far venire allo scoperto il tradimento già in atto di Giuda Iscariota che, invece di lasciarsi toccare dalla bellezza e dalla profondità di ciò che Maria fa per Gesù, si mette a contare: <Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari…> (Gv 12, 5). Mentre la <casa> si riempie del profumo di un amore capace non solo di confortare come un balsamo, ma pure di preparare al grande combattimento che aspetta ormai il Signore Gesù per rivelare al mondo il prezzo e le conseguenze dell’amore, il cuore di Giuda è ormai irraggiungibile a tutto ciò che non obbedisce alla logica del calcolo. Il <servo> (Is 42, 1) del Signore vive e obbedisce ad un’altra logica che è quella di una discrezione e di un rispetto amoroso che già anticipa il suo dono pasquale. Ancora una volta, l’ammirazione del Signore per il gesto di Maria ne fascia il silenzio di parole, per esaltare la grandezza del suo stile di porsi davanti al mistero dell’altro con mani e cuore capaci di cura che fanno sperare il meglio per la <sepoltura> (Gv 12, 7). La negazione dell’amore e la chiusura all’amore, di cui Giuda e il suo tradimento diventano una triste icona, che ricordano come il tradimento comincia sempre con l’invadenza che rappresenta spesso l’inizio di ogni violenza e l’indizio di sofferenze mai metabolizzate e accolte che ci rendono spesso incapaci di amare e, prima ancora, di lasciarci amare.

Maria di Betania da una parte e Giuda dall’altra ci interpellano quest’oggi per fare il nostro esame di coscienza, mentre la <Pasqua> (Gv 12, 1) è più che vicina. Per avere la capacità di intuizione di Maria e la sua prontezza nel dare corpo al suo cuore attraverso i gesti dell’amore, bisogna aver conosciuto in prima persona il balsamo della misericordia. Per Giuda il calcolo non fa altro che rivelare il gelo che già agghiaccia il suo cuore fino a renderlo capace di tradire, perché incapace di meravigliarsi veramente. 

Come il servo del Signore, siamo chiamati a diventare <luce> (Is 42, 6) per quanti si sentono sprofondare nella tenebra di un amore negato o talmente tremolante da temere ogni alito di vento che scuote. Come Maria di Betania siamo chiamati a inventare ogni giorno i gesti adeguati per arginare il dilagare di quel male che radica e cresce solo dove l’amore non basta.

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