Convertire in bilancia

Venerdì Santo

Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno (Eb 4, 16).

La croce del Signore Gesù è la bilancia su cui viene pesata la nostra capacità di essere all’altezza della nostra umanità. Il servo del Signore, che sulla croce <non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi> (Is 52, 2), si rivela come <il più bello tra i figli dell’uomo> (Sal 45). Sotto la croce non possiamo barare con il nostro cuore e siamo chiamati a prendere posizione contro o a favore dell’amore; e con l’amore non si può barare. Pilato non riesce a prendere posizione, eppure non ha dubbi sull’identità del Signore che presenta al mondo che lo accusa con parole solenni: <Ecco l’uomo!> (Gv 19, 5). Sapremo lasciarci penetrare dallo sguardo del crocifisso, come dal serpente innalzato nel deserto verso cui siamo chiamati a volgerci per ritrovare il modello unico, per ritrovarci ad essere ad immagine e somiglianza di Dio? Sotto la cattedra della croce possiamo ritrovare il modo <perfetto> (Eb 5, 8) per essere figli e fratelli, senza più cedere alla tentazione del confronto e della maledizione. Là, sotto la croce, siamo chiamati ad accogliere il testamento di tenerezza del nostro Maestro e del nostro Signore che, mentre riconsegna serenamente la sua vita nelle mani del Padre, ci affida gli uni alla cura degli altri come il discepolo amato che <accolse con sé> (Gv 19, 27) la madre di Gesù. La croce, col suo leggerissimo peso d’amore, è la piuma che, sul piatto della bilancia della misericordia divina per ogni creatura, giudica il nostro cuore chiamato a diventare leggero come quello del Signore che si dona senza resistere in un abbandono simile al bambino in seno alla madre. Nulla è più come prima e dalla croce tutto deve ricominciare, tutto è chiamato a rinnovarsi senza che ci siano strappi di durezza e di rammarico.

Contemplando il mistero della croce siamo chiamati a ricordare di non essere soli nella sofferenza e nella prova, perché abbiamo un sommo sacerdote che non solo <prende parte alle nostre debolezze>, ma <egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi> (Eb 4, 15). Sotto la croce il nostro dolore non perde il suo dramma, ma trova il suo senso come opportunità per chiedere a noi stessi che cosa veramente ci sta a cuore, fino ad essere capaci di morire pur di non negarlo né tradirlo.

Il Signore Gesù offre la sua vita davanti a tutti ed ognuno può guardare a Lui in modo diverso ed unico. In ogni modo, il dolore offerto in un amore senza reticenza alcuna, crea nella tenebra più dolorosa lo spazio per una luce che nessuna notte può inghiottire: possiamo scegliere di rimanere accanto alla croce per non lasciarci mai soli e custodirci reciprocamente fino alla fine.

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