Seminatore

Confinanti

XI settimana T.O.

Le parole di Acab sono un vero commento esistenziale alle parole che il Signore Gesù ci rivolge nel Vangelo: <Cedimi la tua vigna; ne farò un orto, perché è confinante con la mia casa> (1Re 21, 2). Conosciamo tutti la triste storia di Acab e di Nabot che verrà fatto ingiustamente condannare da Gezabele perché il re possa coronare il suo sogno di allargare la sua proprietà e confermare il suo potere dispotico: <Quando sentì che Nabot era morto, Acab si alzò per scendere nella vigna di Nabot di Izreel a prenderne possesso> (21, 16). La risposta che Nabot aveva opposto alla richiesta regale suona così: <Non ti cederò l’eredità dei miei padri!> (21, 4). Sembrerebbe proprio che la reazione di Nabot non abbia nulla in comune con l’esortazione del Signore Gesù che insegna ai suoi discepoli qualcosa di estremamente grave: <Ma io vi dico di non opporvi al malvagio> (Mt 5, 39). Proprio la prima lettura ci aiuta ad accogliere questa parola del Signore Gesù con grande serietà evitando però ogni superficialità.

Ciò che il Signore insegna ai suoi discepoli cerca di radicalizzare nella loro sensibilità e nel loro vissuto la fedeltà all’alleanza con Dio che ha di mira la pace nel cuore e nelle relazioni. Il modo per arrivare a ciò è quello di evitare di imboccare la strada senza uscita della vendetta e della contrapposizione gratuita: <Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”> (5, 38). La parola del Signore ci libera dalla costrizione di dover fare delle cose o assumere degli atteggiamenti come se fossero “dovuti” e senza poter più fare appello alla propria libertà e al proprio discernimento. Vi sono sempre delle vie possibili e degli atteggiamenti diversi che si possono scegliere con libertà e accettando di pagarne tutte le conseguenze. Nabot si oppone alla costrizione dispotica di Acab e paga con la vita. Paradossalmente se Nabot avesse ceduto per paura, in realtà, non sarebbe stato l’uomo libero che il Signore Gesù ci chiede di diventare aiutandoci a sottrarre il nostro cuore e la nostra mente alla fatalità delle situazioni e delle relazioni.

Noi tutti siamo nella vita dei “confinanti” con la vita degli altri e noi tutti non siamo solo storia, ma siamo anche geografia! Abbiamo bisogno di alcuni spazi entro i quali non solo vivere ma nei cui limiti regoliamo e riveliamo il nostro modo di convivere. Portiamo nel cuore l’esortazione del Signore Gesù: <Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle> (5, 42). Al contempo non possiamo e non dobbiamo mai piegarci alla violenza pur rispettando <il malvagio> (5, 39) concedendogli lo spazio di cui ha bisogno per esistere, senza pertanto lasciarci trascinare nella sua logica o lasciarci asservire a motivo della paura. La Liturgia di quest’oggi con grande sapienza non ci offre soluzioni, ma ci apre gli occhi sugli orientamenti che non sono delle regole alternative alle antiche, ma un principio da applicare con saggezza, novità e imprevedibilità ogni giorno per non spostare i confini, ma per trasformarli in valichi.

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