Seminatore

Compimento

XXI settimana T.O.

Ciò che sembra fare massimamente difetto nella condotta e nella modalità con cui gli scribi e i farisei vivono la loro esperienza di fede e, in certo modo, impediscono agli altri di vivere la loro propria esperienza di fede, sembra essere la paura che possa esserci un <compimento> (2Ts 2, 11). La resistenza dei farisei ad ogni forma di legittima libertà, che si fa talora insistenza ossessiva sull’osservanza di quanto è prescritto, sembra radicare in una paura di accogliere l’esistenza e la bellezza di qualcosa  che superi il mondo e il modo delle consuetudini e faccia impallidire il proprio modo di pensare e di concepire il rapporto con Dio. Il rimprovero del Signore Gesù non è per nulla tenero: <chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare> (Mt 23, 14). Molto probabilmente gli scribi e i farisei avranno avvertito quest’accusa del Signore Gesù come profondamente ingiusta. Forse sarà loro venuto di rispondere, proprio come i capri della parabola che il Signore Gesù racconterà alla fine del suo ministero: <Quando mai…?> (25, 44). Bisogna, infatti, riconoscere che il desiderio di scribi e farisei è di aiutare fin quasi a costringere la gente ad entrare nel regno dei cieli attraverso una vita devota e scrupolosamente osservante.

Ciò che a un certo punto non solo impedisce che questo si possa concretizzare, ma persino rischia di sortire l’effetto contrario è l’incapacità da parte di scribi e farisei di accettare che ci possano essere porte diverse e tempi diversi dai propri per accedere ad una vera comunione con Dio. Allora si comincia a cedere alla terribile tentazione della sottilizzazione spirituale in base alla quale <percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geenna due volte più di voi> (Mt 23, 15). In realtà questo capita anche nella vita della Chiesa in generale e di discepoli in particolare. Il rischio è di chiedere all’altro di confermare i nostri cammini, accettando di ripercorrerli con assoluta docilità. Dimentichiamo così che il nostro cammino – sia quello umano che quello di fede – può essere un’ispirazione ma non può diventare in alcun modo una imposizione.

L’apostolo Paolo sembra conoscere tutto ciò non solo teoricamente, ma per esperienza. Per questo se da una parte si rallegra dell’accoglienza del suo annuncio da parte della comunità di Tessalonica, dall’altra non dimentica che c’è un <compimento> (2Ts 1, 11) che è sempre e necessariamente un superamento per il quale è <glorificato il nome del Signore nostro Gesù>! Il Signore Gesù si mostra capace di un rigore intellettuale a cui dobbiamo ispirare il nostro modo di leggere, interpretare e continuamente convertire il nostro modo di abitare il mondo, cominciando sempre dalla capacità – quotidianamente rinnovata – di dilatare il nostro mondo interiore senza mai trasformarlo in un punto di osservazione e di giudizio della vita degli altri.

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