Come una rosa

Assunzione di Maria

La vita della Madre di Dio, di Maria, può essere compresa come un tema ben scritto dall’inizio alla fine. Oggi, contemplando il mistero dell’Assunzione potremmo dire che alla fine la Madre di Dio ha ricevuto un “dieci e lode” per quella sua vita completamente donata e messa al servizio del mistero di Cristo. Il mistero di Maria riconosciuta da Elisabetta come la <Madre del mio Signore> (Lc 1, 43) illumina e guida il cammino della nostra stessa vita che se è un tema tutto ancora da scrivere nondimeno è un compito che possiamo affrontare con serenità ed entusiasmo senza paura di fallire senza per questo non poter anche sbagliare. Il canto del Magnificat che si trova all’inizio dell’esperienza di fede e di amore di Maria, in realtà, è l’anticipo della fine coronata da un senso di grazia che avvolge tutta la sua vita e se l’ha sconvolta all’inizio, l’ha coronata alla fine. Questo canto di gioia che sembra quasi “scappare” dalle labbra di Maria con meravigliosa spontaneità nel momento della visita a sua cugina attraversa la calura estiva come un soffio rinfrescante e si fa annuncio di un mondo nuovo, di un modo nuovo in cui la salvezza si offre a tutti come orizzonte possibile di vita e quale <segno grandioso> (Ap 12, 1) che indica il cammino.

Maria non ha mai avuto dubbi su se stessa: <sono la serva del Signore> (Lc 1, 38) e in questo si fa modello della Chiesa chiamata continuamente a vivere in una radicale povertà e gratitudine di fronte al dono di Dio. È in questa consapevolezza di radicale povertà e di assoluta grazia che radica il mistero e la missione della Chiesa chiamata a camminare nella storia con umiltà e pazienza. Nel mistero dell’Assunzione si disvela tutto il mistero della nostra stessa visitazione da parte del Signore nelle pieghe del quotidiano e, persino, negli angoli più umbratili della nostra esistenza. Anche per noi si apre l’orizzonte per poter cantare a piena voce il nostro Magnificat. Il segno caratteristico della fede di Maria è il suo rapido passo che la fa salire verso la casa di Elisabetta come la gazzella del Cantico facendosi essa stessa arca del Signore che non è più portata da altri e trascinata da buoi, ma porta lo stessi Signore della vita.

La solennità dell’Assunzione è come una rosa sbocciata in piena estate… questo fiore che si offre quando si ama, si dona ben aldilà di tutte le nostre aspettative, di tutte le nostre occupazioni sia di lavoro che di vacanza. L’Assunzione di Maria ci ricorda che l’amore di Dio è capace di accompagnare la vita da prima del suo germogliare fino ad oltre la sua stessa consumazione. Il Figlio accoglie sua madre baciata dallo Spirito nel seno stesso dell’amore eterno del Padre che è capace di accogliere non solo ciascuno dei suoi figli e delle sue figlie, ma di accoglierci nella totalità della nostra storia che, infine, fa tutt’uno con il disegno di Dio stesso e del suo desiderio. Per questo oggi, mentre celebriamo il compimento dell’esperienza di fede di Maria, in realtà celebriamo la nostra stessa speranza. La nostra speranza è di essere come un fiore il quale non si può che coltivare, offrire, ammirare ma che non si può stringere nella propria senza rischiare di sciuparlo e se è una rosa di pungersi. Una rosa non si può che respirare e così la nostra vita e il nostro essere presenti alla vita degli altri è chiamata a diventare leggera e amabile come un profumo che si sente, ma non si tocca né si possiede pur restandone inebriati. La Vergine Madre che sale verso il cielo dell’amore compiuto ci indica il cammino e ci ricorda il grande compito di non fermarci e quasi neppure soffermarci sulle inevitabili spine accontentandoci – di fa per dire – di respirare insieme il profumo del dono della vita aldilà di ogni violenza, di ogni ingiustizia, di ogni egoismo in attesa che tutto si compia per tutti: <L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte> (1Cor 15, 26).

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