Seminatore

Chiamata

XXI settimana T.O.

Come spiegare l’atteggiamento di questo terzo servo di cui ci parla il Signore Gesù nella parabola se non con una incapacità a sentire la vita come una vera e coinvolgente <chiamata> (1Cor 1, 26)? Eppure, gli è stato concesso <molto tempo> (Mt 25, 19) per rendersi conto di quanto potesse essere insensato il fatto di tenere il talento nascosto e inoperoso <in una buca del terreno> (25, 18). Per quanto questo servo ci possa apparire stolto e strano nel suo modo di sentire e di comportarsi, rischiamo di assomigliargli ben più di quanto ci piaccia immaginare. La posta in gioco è chiaramente messa in luce dalla reazione del padrone: <avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse> (25, 27). Con queste parole, che sembrano arrabbiate, ma forse sono ancora di più addolorate, il padrone rivela a questo servo ciò che la sua intelligenza – in realtà così povera – non è riuscita ad intuire: con questa scelta di affidare i suoi beni a dei servi e non ai banchieri, il padrone ha rischiato a favore dei suoi servi mettendo in conto anche di perderci, eppure preferendo dare un’opportunità a quanti, altrimenti, non l’avrebbero avuta.

Eppure, il servo non se n’è reso conto, troppo preso com’era da se stesso e dalla necessità di non rischiare nulla e sentirsi innocente di tutto: <Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo> (25, 25). A questo punto le parole dell’apostolo Paolo risuonano in tutta la loro pienezza di provocazione: <Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti, quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio> (1Cor 1, 27-29). Talora facciamo veramente fatica a comprendere quanto e come il Signore ci faccia dono di una <chiamata> alla vita che si concretizza attraverso le varie chiamate della e nella vita. Ognuna di esse può essere per noi l’occasione di andare oltre la nostra <paura>. Pertanto, perché questo avvenga veramente dobbiamo uscire da quella <buca nel terreno> nella quale ci nascondiamo per non essere troppo disturbati e dove ci illudiamo di essere innocenti davanti a tutto e a tutti.

Il Signore, invece, ci scuote dal nostro torpore per farci prendere coscienza che se lui ha scelto piuttosto il nostro <interesse> che il suo, anche noi siamo chiamati a fare delle scelte che siano capaci di manifestare la nostra gratitudine per i doni che la vita ha messo nelle nostre mani perché, attraverso i nostri cuori, divengano un dono per tutti. Guai a noi se la nostra vita diventa <inutile> (Mt 25, 30) non perché qualcuno sia inutile, ma perché privatizziamo talmente la nostra esistenza da renderla un buco senza uscita, senza vita né per noi né per gli altri.

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