Che bel segno!

San Matteo

Un testo di Beda il Venerabile, molto caro a Papa Francesco da cui ha tratto il suo motto episcopale che è divenuto il suo programma pastorale come Vescovo di Roma, può aiutarci ad entrare nel mistero di questa festa che ci apre alla contemplazione del mistero di una sequela: <Gesù vide un uomo chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: ‘Seguimi’. Vide non tanto con lo sguardo degli occhi del corpo, quanto con quello interiore della misericordia. Vide un pubblicano e, siccome lo guardò con un sentimento di amore e lo scelse, gli disse: ‘Seguimi’. Seguimi, cioè imitami. Seguimi, disse, non tanto col movimento dei piedi quanto con la pratica della vita. Infatti, “chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato” (1 Gv 2,6). “Ed egli si alzò, e lo seguì”. Non c’è da meravigliarsi che un pubblicano alla prima parola del Signore, che lo invitava, abbia abbandonato i guadagni della terra che gli stavano a cuore e, lasciate le ricchezze, abbia accettato di seguire colui che vedeva non avere ricchezza alcuna. Infatti lo stesso Signore che lo chiamò esternamente con la parola, lo istruì all’interno con un invisibile impulso a seguirlo. Infuse nella sua mente la luce della grazia spirituale con cui comprendere come colui che sulla terra lo strappava alle cose temporali era capace di dargli in cielo tesori incorruttibili (cf Mt 6,20). “Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli”. La conversione di un solo pubblicano ha aperto la strada della penitenza e del perdono a molti pubblicani e peccatori. Che bel segno! Al momento della conversione colui che doveva più tardi diventare apostolo e maestro dei pagani trascina dietro di sé sulla via della salvezza un gruppo di peccatori>1.

Lo stesso papa Francesco nella sua intervista rilasciata al direttore de La Civiltà Cattolica paragonava la Chiesa a un ospedale da campo: <Io vedo con chiarezza — prosegue — che la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite… E bisogna cominciare dal basso>. Che i malati siano preferiti ai sani, che i peccatori siano anteposti ai giusti è l’opera grande, discreta e strepitosa del Medico che sana e salva la realtà quotidiana delle nostre vite. Andare e imparare a fare lo stesso è potenza di risurrezione cha fa nuovo il mondo. La misericordia è il filo a piombo, che scenda dal cielo di Dio verso la nostra terra, che ci permette di costruire in modo sicuro e bello <fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo> (Ef 4, 13).

L’apostolo ed evangelista Matteo ci conforta e ci sostiene nel nostro cammino di discepoli perché ci ricorda quanto la misericordia del Padre manifestata in Cristo Gesù diventa per tutti la mensa cui si può non solo mangiare, ma vi si può sedere serenamente insieme… forse persino allegramente contando sulla presenza amabile del Signore Gesù.


1. BEDA IL VENERABILE, Omelie sui Vangeli, I, 21.

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