Seminatore

Cammino

XVI settimana T.O.

Non possiamo certo non condividere non solo la <grande paura> (Es 14, 10) che stringe il cuore dei figli di Israele unitamente a tutti coloro che si sono uniti alla loro speranza di libertà e di nuove prospettive di vita. Non meraviglia certo la paura per la pressione di <seicento carri scelti e tutti i carri d’Egitto con i combattenti sopra ciascuno di essi> (14, 7) che spingono il popolo, inerme e disarmato, nelle fauci del mare il quale sembra aspettarli come si attende pazientemente una preda ignara nella trappola preparata da tempo. Anche noi avremmo gridato, anche noi rimpiangiamo le schiavitù che conosciamo e cui siamo abituati, anche noi ci pentiamo di aver intrapreso entusiasmanti cammini di libertà che ci pongono di fronte alla sfida esigente della nostra solitudine e responsabilità. La reazione di Mosè davanti al più che comprensibile sconcerto del popolo è di fargli coraggio: <Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza del Signore> poiché <il Signore combatterà per voi> (14, 13-14). Da parte del Signore, invece, c’è una risposta non facile da comprendere in un momento così difficile in cui il panico attanaglia i cuori, le menti, paralizzando con la paura i passi e i pensieri: <Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino> (14, 15).

Questa parola rivolta dal Signore Dio al suo servo Mosè ci aiuta a comprendere ancora meglio la risposta che il Signore Gesù dà agli scribi e ai farisei evocando gli esempi di Giona e della <regine del Sud> che <venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone> (Mt 12, 42). Giona e la regina del sud sono due persone che alla fine hanno accettato, pur con tutto il combattimento vissuto dal profeta, di porsi in cammino e di andare oltre i proprio giudizi e preconcetti e perfino oltre le proprie ricchezze e sicurezze per aprirsi a un di più di conoscenza del cuore di Dio e del cuore dell’uomo, a un di più di sapienza e di vita. Mentre gli scribi e i farisei dicono <da te vogliamo vedere un segno> (12, 38), sembra che il Signore Gesù risponda: “Da voi voglio vedere un segno!”. Infatti, il segnale che permette ai segni di manifestarsi e di essere accolti è proprio quello di scomodarsi come fece contro voglia Giona e così appassionatamente la regina del sud.

Solo il fatto di mettersi e rimettersi continuamente in <cammino> permette al Signore di farsi non solo compagno di strada, ma di rivelarsi vero e ardito apripista come avvenne nel mare e come avverrà per quarant’anni nel deserto. Così pure il Signore Gesù non può darci nessun <segno> se non gli facciamo segno di volere veramente aprirci al dono della sua presenza lasciandoci scomodare e proiettare più in là di ciò che abbiamo messo in conto di voler vedere per poter così finalmente aprire gli occhi su ciò che vuole essere visto e accolto dalla nostra vita per rimetterla ogni mattina in <cammino>. Si tratta del cammino della memoria di quanto già il Signore ha compiuto per noi per riaprirsi alla fiducia e rafforzarla sapendo rinunciare all’assurda pretesa che l’amore si dimostrato e la bontà di Dio continuamente provata… basta solo continuare il <cammino> guardando sempre avanti e mai indietro.

Signore Gesù, non è facile continuare a camminare imperterriti guardando sempre avanti senza rimpiangere ciò che ci siamo lasciati alle spalle. A te che hai aperto il cammino verso la Pasqua con il mistero della tua amorosa passione chiediamo di aprirci sempre la pista di una speranza difficile, ma desiderabile. 

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