Seminatore

Breccia

XIX settimana T.O.

La Parola di Dio che la Liturgia ci offre per il cammino di questo giorno è particolarmente ricca e, soprattutto, assolutamente incisiva. Ci troviamo in un passaggio assai significativo del ministero profetico di Ezechiele chiamato a diventare per il popolo un <simbolo> (Ez 12, 11). Così pure ci troviamo di fronte ad un momento assai delicato dell’itinerario spirituale dell’apostolo Pietro che, in realtà, si fa, a sua volta, simbolo di un particolare passaggio nella vita della comunità dei discepoli. La conclusione è più di una conclusione, è una tappa fondamentale e irrinunciabile: <Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello> (Mt 18, 35). L’evangelista Matteo ci fa sentire con chiarezza la preziosità del momento perché annota con dovizia che <Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano> (19, 1).

Si conclude una sezione della narrazione del Vangelo che conclude la tappa della catechesi discepolare cominciata con il discorso della montagna. L’ultima parola, non tanto in senso cronologico ma come pista del discriminante di senso con cui il discepolo è chiamato a confrontarsi e a cui è invitato a conformarsi suona così: <Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito> (18, 27). In questa parola si respira un’aria di libertà che dà sollievo e fa sentire più leggeri. Il perdono è la <breccia>, una comoda <apertura> e un sempre possibile <foro nel muro> che ci permette di sfuggire all’asfissia delle implosioni interiori. Per ben sette volte compare il termine <bagaglio>! L’evocazione di questo bagaglio rimanda a ciò che è necessario e indispensabile senza essere per nulla ingombrante per passare attraverso la <breccia> (Ez 12, 12) e poter così fare breccia nel cuore e nella vita dell’altro.

Il perdono ci permette di passare <dal luogo dove stai verso un altro luogo> (12, 3). Perché questo passaggio possa realmente avvenire nella nostra vita – intima con Dio e di relazione con gli altri – esige una cordialità senza la quale persino il perdono può trasformarsi in una pratica farisaica vuota e malaticcia. Il primo passo sembra proprio quello di non lasciarci contaminare da una logica di conteggio per fare spazio alla dismisura della compassione, che comincia sempre con la capacità di prendere sulle proprie spalle la fragilità e la vulnerabilità dell’altro con la delicatezza con cui si trattano le cose più sacre e le più preziose. Proprio come il Signore Gesù che si prepara al grande passo del necessario perdono mentre si lascia alle spalle la Galilea per entrare nella <regione della Giudea, al di là del Giordano> (Mt 19, 1)… la Pasqua si fa vicina!

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