Benedetta

Santa Teresa Benedetta della Croce

La santità di Edith Stein non una santità lineare, ma un cammino fatto di intrecci e di difficili composizioni. Questa donna, filosofa, si lascia sedurre dal Vangelo della croce all’età di trent’anni fino a farsi condurre al silenzio del Carmelo che diventa il passaggio per abbracciare un altro silenzio: quello di una morte brutale e disumana vissuta in solidarietà con milioni di uomini e donne umiliati. La scelta del suo nome da religiosa mette insieme la benedizione e la croce e ciò interroga la nostra fede e i nostri cammini. Così scrive nel 1941 meditando sul mistero del Natale come primo atto della Pasqua di Cristo Signore: <Le anime verginali non hanno alcun disgusto dei peccatori: la forza della loro purezza non teme nessuna souillure. L’amore di Cristo le spinge, infatti, a scendere nella notte più nera. Nessuna gioia materna sulla terra è comparabile alla felicità dell’anima che può far sgorgare nella notte del peccato la luce della grazia. La croce è il cammino che vi conduce>.

La scelta della Liturgia ci aiuta non solo a contestualizzare, ma pure ad aprire nuovi orizzonti di comprensione all’esperienza umana e spirituale di Teresa Benedetta della Croce che non ha mai smesso, nonostante l’assunzione del nome monastico, di essere fino in fondo Edith Stein. Il testo del profeta Osea è una chiave di lettura per intuire il mistero di una vita travagliata e di una ricerca intellettuale tanto rigorosa quanto capace di rinunciare a se stessa per amore non servile ma sponsale della verità: <Ecco, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Là mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d’Egitto> (Os 2, 16-17). Sicuramente questa parola è stata vissuta in pienezza dalla martire Edith Stein nel momento della sua immolazione condivisa con milioni di ebrei saliti verso il Signore attraverso le ciminiere dei forni crematori. Chissà se il fumo di questi forni di disumanità saliva diritto verso il cielo senza subire tentennamenti dovuti ai venti come avveniva per l’olocausto perenne offerto nel Tempio? È più probabile che il fumo dei forni crematori salisse al cielo in modo assai più vorticoso di quello del Tempio.

Ma ogni martirio, ogni testimonianza di vita piena e consapevole, non può mai essere improvvisato come non s’improvvisa mai l’amore, ma lo si prepara remotamente. Allora possiamo ben immaginarci Teresa Benedetta della Croce come una delle cinque vergini sagge che <insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi> (Mt 25, 4). Non si può improvvisare l’amore, non si può improvvisare la vita, non si può improvvisare la “martyrìa” se non vogliamo rimanere fuori dalla <porta> (25, 10). Tutta la nostra vita è una lenta crescita nella capacità di fare della nostra esistenza una risposta esistenziale alla chiamata di Dio. Il primo passo perché questo possa avvenire è, certamente, la disponibilità piena a lasciarsi interrogare autenticamente senza sottacere nessuna domanda che viene posta dentro e fuori di noi. La filosofa autentica che fu Edith Stein fu la remota e degna preparazione della discepola Teresa Benedetta della Croce fedele a se stessa, a Dio, al suo popolo e all’umanità fino alla fine.

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