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Belli!

I settimana T.O.

La liturgia della Parola di oggi ci offre due racconti di vocazione: quella di Saul a diventare primo re d’Israele, quella di Levi/Matteo a diventare uno degli apostoli del Signore Gesù. In ambedue i casi il momento forte viene descritto con un <vide> (1Sam 9, 17; Mc 1, 14). A partire da questi testi si potrebbe dire che la vocazione nasce da un essere visti, da un lasciarsi vedere, da un farsi riconoscere: <Ecco l’uomo di cui ti ho parlato> (1Sam 9, 17) e, soprattutto, da un lasciarsi fare senza nulla dire: <il mattino seguente prese l’ampolla dell’olio e la versò sulla testa di Saul, poi lo baciò> (1Sam 10, 1) come pure: <ed egli alzatosi lo seguì> (Mc 2, 14). Tutto questo potrà sembrarci troppo semplicistico, la stessa vocazione di Maria (cfr. Lc 1, 26-38) viene presentata come più problematica a motivo della domanda che la vergine di Nazareth pone a Gabriele prima di dare il suo assenso di donna e di credente. Eppure in questa sorta di “automatismo” e in questa assoluta “passività” è racchiusa una verità che, peraltro, non esclude tutti gli altri elementi e processi propri di ogni vocazione: i grandi passi della vita e i grandi passi nella vita, li facciamo senza rendercene conto come quando in caso di incendio si corre verso l’aria e travolti dalle onde si cerca di riemergere. C’è una sorta di urgenza che esige una reazione più profonda del nostro stesso pensiero. In questi momenti di “emergenza” si fa esperienza di una forza, di un’audacia, di una capacità di orientamento e di decisione di cui si è assolutamente ignari nella vita “normale”. Ma è proprio in momenti come questi che viene fuori ciò che veramente siamo nel senso più vero di ciò che, insperatamente, possiamo essere. Così è consolante pensare che proprio mentre noi stiamo pensando, ripensando, programmando e, forse, angustiandoci <in cerca delle asine> (1Sam 9, 3) di nostro padre, ossia a cercare di continuare a vivere secondo un cliché collaudato e in cui non stiamo neanche tanto male, ecco che avviene qualcosa di imprevisto, si avvicina qualcuno di inatteso e sconosciuto che <nel passare> (Mc 2, 14) accanto a noi riesce a dirci con forza fino a convincerci profondamente: <Ti congederò domani mattina e ti darò indicazioni su tutto ciò che hai in mente> (1Sam 9, 19). La vocazione non è niente altro che la “indicazione” piena di ciò che portiamo nel cuore, di ciò che, in certo modo, è scritto già nella nostra carne: <Saul, alto e bello: non c’è nessuno più bello tra gli Israeliti, superava dalla spalla in su chiunque altro del popolo> (9, 2). Ciascuno di noi porta in sé un tratto inconfondibile di bellezza su cui è chiamato a costruire – giorno dopo giorno – la propria vita segnata dalla bontà, dalla benevolenza, dalla capacità di vedere il tratto di bellezza che è pure in chiunque ci passa accanto anche solo per un istante e, apparentemente, per caso. È infatti questa profonda capacità di vedere il tratto di bellezza racchiuso in ogni creatura che permette al Signore Gesù di <mangiare con i peccatori e i pubblicani> (Mc 2, 16). E noi quanto siamo sensibili alla bellezza in noi e attorno a noi?

Signore Gesù, noi ti ringraziamo: tu vedi con forza e in verità, nel profondo di noi e riveli a noi stessi il cuore del nostro cuore, la nostra vocazione più autentica. Siamo come un accordo musicale, uno soltanto: si oda, per quell’attimo che è la nostra vita, la speciale armonia di ciascuno, che prende significato, vola e commuove quando è parte di una divina sinfonia. Bellissima!

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