Seminatore

Agronomia

XXIV settimana T.O.

Sembra che il Signore Gesù si lanci a tenere un corso di agronomia, ma per quanto la parabola possa essere avvincente non possiamo e non dobbiamo dimenticare che in ogni modo rivela comunque un po’ di follia. Già, a suo tempo, Giovanni Crisostomo si chiedeva se tutto ciò avesse veramente senso riconoscendo che spargere il seme tra le pietre o tra le spine <non avrebbe senso>! Ma è lo stesso Patriarca di Costantinopoli a spiegare come <nell’ambito spirituale le cose vanno diversamente> ed esattamente così: <la pietra può diventare una terra fertile, la strada può trasformarsi in un campo fecondo, le spine possono essere sradicate così da permettere al grano di crescere liberamente>. A partire dall’interpretazione del Vescovo Giovanni, la parabola del seminatore diventa un invito audace alla speranza: <Il Signore non vuole abbandonarci alla disperazione, ma darci una speranza di conversione e così ci mostra che è possibile passare dagli stati precedenti a quello di terra buona>1.

Se questo è l’intento della parola del Signore Gesù, quella dell’apostolo Paolo non è da meno, anzi sembra radicalizzare ulteriormente la speranza e lo fa a livello esistenziale parlando del destino del nostro corpo che diventa segno del fine integrale della nostra realtà personale: <è seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale> (1Cor 15, 42-44). La parabola viene raccontata dal Signore Gesù proprio mentre una <grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città> (Lc 8, 4). Davanti a questo afflusso di gente al Signore non sarà sfuggita la grande diversità di attese, come pure la complessità non immune da ambiguità di ciò che tutta questa gente si aspetta da lui e forse non sempre né in modo puro né in modo chiaro… eppure il Signore non si sottrae, ma semina la sua parola e dona generosamente la sua presenza con una fiducia che supera quella dell’agricoltore.

La larghezza nel seminare è legata certo alla fiducia che bene o male qualcuno di questi semi porterà il suo frutto, ma è legata prima di tutto al fatto che questo seminatore ha a disposizione una grande quantità di semi, per cui non ha bisogno di centellinarli né, tantomeno, vive nell’angoscia di sprecarli, ma si muove con disinvoltura e semplicità. Analoga è l’esperienza e la predicazione dell’apostolo Paolo il quale afferma con forza e decisione: <E come eravamo simili all’uomo terreno, così saremo simili all’uomo celeste> (15, 49). Nella vita c’è sempre una rottura delle cose passeggere che permette la continuità dell’essenziale delle nostre persone. L’essenziale è accogliere dentro di noi il seme che è la presenza di Dio riversata nei nostri cuori dalla relazione intima con il Signore.


1. GIOVANNI CRISOSTOMO, Omelia 20° sugli Atti degli Apostoli.

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