Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi (Mt 6, 14).

 

Non basta pregare e non basta neppure che nella preghiera ci facciamo guidare dalle parole insegnateci dal Signore. E’ necessario che la preghiera sia capace di penetrare la nostra vita proprio <come la pioggia e la neve> (Is 55, 10). La sfida della preghiera non si esaurisce nella devozione, ma porta il suo frutto nella profonda commozione di un cuore che si lascia intenerire dalla memoria della misericordia con cui il Signore accompagna e consola i nostri cuori, con una parola che non è mai <senza effetto> (Is 55, 11). Il primo segno dell’autenticità della nostra preghiera è il suo anticonformismo che riguarda la tendenza pagana che abita pure il nostro cuore: pensare di <venire ascoltati a forza di parole> (Mt 6, 7). La preghiera è fare breccia nel cuore di Dio, presentando tutte le nostre necessità senza dimenticare di presentare pure i nostri desideri più belli che ci spingono ad uscire dal nostro egoismo per metterci a servizio della felicità e della pace dei nostri fratelli. Perdonare significa mettere le basi per una pace possibile e desiderabile che passa attraverso un disarmo di tutto ciò che ci contrappone gli uni agli altri, col rischio di neutralizzare quelle energie di bene che abitano il nostro cuore. Il Padre sa di cosa abbiamo <bisogno> (Mt 6, 8), eppure si aspetta da noi che prendiamo in carico a nostra volta ciò di cui gli altri hanno bisogno, per dissodare così spazi sempre più ampi di vita e di speranza possibili. Allora pregare diventa l’atto più umanizzante che si possa pensare come pure il più rivoluzionario perché capace di immettere nella storia la logica del Regno che non solo chiediamo come dono dall’alto, ma che ci impegniamo a costruire con passione e dedizione.

Il <pane quotidiano> (Mt 6, 11), che chiediamo nella preghiera, è il nutrimento essenziale per la nostra vita che è l’amore e il perdono di un Padre che non chiude mai la porta del suo cuore alle nostre necessità e ai nostri bisogni più intimi e segreti. Pregare diventa così ricominciare a sperare in una vita sempre più <fecondata> e capace di <germogliare> (Is 55, 10).

Ogni volta che ci rivolgiamo a Dio con il nome di <Padre nostro> (Mt 6, 9), non possiamo che sentire l’appello non solo a sentirci fratelli e sorelle gli uni degli altri, ma pure ad essere sempre più capaci di condividere il pane della vita con generosità, per essere fratelli e sorelle gli uni per gli altri.

Oggi è la parola

Venerdì I settimana T.Q.
Venerdì, 26 Febbraio 2021
Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà (Ez 18, 28).   La parola del profeta Ezechiele ci invita a considerare il modo di agire e di sentire del...

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