(1Sam 3, 3-10.19 / Sal 39 / 1Cor 6, passim / Gv 1, 35-42)

 

La prima parola pronunciata da Gesù nel quarto vangelo è una domanda: <Che cosa cercate?>. Analoga sarà la questione che si porrà davanti al sepolcro vuoto per Maria di Magdala chiamata ad essere la prima testimone della risurrezione e apostola degli apostoli. La domanda, come appello accolto e onorato, apre e continuamente riapre l’avventura della sequela che è sempre una ricerca esigente e coinvolgente. Non ci resta che lasciarci trapassare e trasformare interamente dallo <sguardo> di Gesù che si posa su di noi come si fissò sul fratello Simone mutandone il destino prima di cambiargli il nome. Un lungo cammino ci attende per diventar capaci di leggere la nostra vicenda umana come una “Buona Novella” che siamo chiamati a tradurre, con umiltà e saggezza, in vita vissuta come annuncio per gli altri.

La risposta che, con l’aiuto del sacerdote Eli, il piccolo Samuele riesce a dare al Signore, mentre viene chiamato nella notte, può diventare la nostra reazione più vera e adeguata quando non capiamo chi ci interpella e a che cosa siamo chiamati nella nostra vita: <Parla, perché il tuo servo ti ascolta> (1Sam 3, 18). Questo testo, così conosciuto e così tanto usato nella pastorale vocazionale, non riguarda semplicemente i profeti e gli apostoli, ma ogni uomo e donna alla ricerca sincera ed onesta di mettersi in cammino. Risvegliati da una parola che chiama dal nostro essere addormentati e privi di consapevolezza maturiamo così nella certezza di avere qualcuno che ci guida con rigorosa tenerezza verso una vita autentica. Solo così si rende possibile l’incontro con Dio come verità della nostra stessa vita. L’esperienza notturna del giovane Samuele illumina l’esperienza di quel momento indimenticabile di cui i primi discepoli conservano una memoria viva tanto di ricordarne l’ora esatta. Samuele avrà ricordato per tutta la vita e con un sorriso sulle labbra i suoi primi maldestri tentativi per comprendere e accogliere il suo umano destino e la sua vocazione profetica. Siamo tutti inesperti come Samuele, ma tutti siamo chiamati a lasciarci svegliare e scomodare.

La domanda che il Signore Gesù pone a quei primi discepoli che si mettono a seguirlo senza essere invitati ma perché mandati dal loro maestro – Giovanni il Battista – è la stessa che viene posta anche a ciascuno di noi: <Che cosa cercate?> (Gv 1, 38). Con questa domanda posta sulle labbra gravemente sorridenti del <Rabbì - che, tradotto, significa maestro> si apre ogni avventura di discepolato. Si tratta di seguire fino a condividere lo stesso cammino del Signore nel suo mistero pasquale. È necessario passare attraverso la croce per andare oltre il <che cosa> e arrivare così al <chi cercate?> (Gv 20, 15). Nel vangelo di questa domenica, l’evangelista ha bisogno per tre volte di tradurre (1, 38. 41. 42). Di certo è una delicatezza per quanti non conoscono la lingua ebraica, ma forse è anche un modo per dirci più sottilmente che il cammino di sequela esige un ascolto non meccanico, ma intelligente. Siamo chiamati a diventare capaci di tradurre, interpretare e trasmettere il senso profondo di ciò che avviene tra noi e Dio. 

Per ciascuno si rinnova la sfida cui risponde il giovane Samuele del quale la Scrittura dice che <crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole> (1Sam 3, 19). Il testo usato fino a poco tempo fa nella liturgia e che conosciamo a memoria traduceva con <acquistò autorità> e ora troviamo <crebbe>. In tal modo si recupera il senso dell’autorità – augére/far crescere in latino – profetica ed apostolica che è sempre il frutto maturo del segreto evangelico: <videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui> (Gv 1, 39). Di questo mistero di crescita facciamo esperienza nel nostro corpo che l’apostolo Paolo ci chiede di accogliere e di custodire come il vaso prezioso della nostra relazione con Dio: esso è <per il Signore, e il Signore è per il corpo> (1Cor 6, 13). 

Oggi è la parola

Venerdì I settimana T.Q.
Venerdì, 26 Febbraio 2021
Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà (Ez 18, 28).   La parola del profeta Ezechiele ci invita a considerare il modo di agire e di sentire del...

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