Giovedì – I settimana T.O.

(Eb 3, 7-14 / Sl 94 / Mc 1, 40-45)

 

Sembra proprio che l’evangelista Marco non voglia escludere nessuno dal contagio della compassione del Signore Gesù e, oggi, nel vangelo incontriamo proprio un lebbroso che – oltre ad essere ammalato – è soprattutto escluso dalla vita di relazione. Quest’uomo se è malato ed è escluso non ha comunque perso la sensibilità e una certa audacia che traspare dalla sua parola che se è supplichevole - <in ginocchio> (Mc 1, 40) – non è assolutamente servile: <Se vuoi, puoi purificarmi!>. Vi è una certa signorilità in questo modo di rivolgersi al Signore che forse ha prodotto la risposta così immediata e forte: <Lo voglio, sii purificato> (1, 41). La <compassione> che viene notata dall’evangelista non ha niente a che fare con l’umiliazione. Infatti, il Signore ordina stranamente al lebbroso di non fare menzione del modo “miracoloso” in cui è stato guarito ma di seguire la prassi normale prevista dal Levitico e scrupolosamente osservata dai sacerdoti del tempio di quella che è l’evoluzione positiva di una malattia, normalmente, terribilmente infausta.

Il Signore non solo guarisce quest’uomo, ma lo vuole restituire alla pienezza della sua vita e delle sue relazioni permettendogli di ritornare alla normalità della vita in modo normale accettando e quasi chiedendogli di scomparire dalla sua vita per non farne e non essere un “fenomeno” da osservare. Ancora una volta la reazione di quest’uomo tradisce una certa autonomia e indica una sensibilità del cuore capace di mettere al primo posto la gratitudine e la verità e per questo: <si allontanò e si mise a proclamare il fatto> (1, 45). A questo punto è il Signore a dovere rimanere < fuori, in luoghi deserti>. Ma cosa mai può essere la lebbra che può contagiare il nostro cuore se non quella di una crescente insensibilità e di una strisciante chiusura ad ogni contatto che cambi e, in certo modo, segni la nostra vita?

È proprio ciò che denuncia la Lettera agli Ebrei che riprende le Scritture ispirate dallo <Spirito Santo> (Eb 3, 7) e svela l’origine del male: <non indurite i vostri cuori> (3, 8) rincarando ulteriormente la dose quando dice <Perciò mi disgustai di quella generazione e dissi: Hanno sempre il cuore sviato> (3, 10). Patologicamente parlando, la lebbra ha proprio come caratteristica quella di rendere le membra del corpo insensibili e dure tanto da non sentire più niente neanche la puntura di uno spillo o il contatto con il fuoco cosa che gradualmente comporta una sorta di morte progressiva delle proprie membra per un effetto di necrosi. Al Signore possiamo chiedere, con il lebbroso, di restituirci ad una sensibilità che ci renda capaci di vivere in verità. Infatti, come conclude la prima lettura: <Siamo diventati partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda sino alla fine la fiducia che abbiamo avuta fin dall’inizio> (3, 14). Il segno di questa sensibilità e di questa fiducia è essere ancora capaci di aprirci e di ridondare a nostra volta quella <compassione> (Mc 1, 41) con cui il Cristo ci restituisce alla sanità e ci apre alla salvezza.

Signore, aiutaci ad essere persone grate, capaci di “riconoscenza”, di riconoscere, cioè e ringraziare per i segni di bene che tu semini sul nostro cammino. Guariscici dalla lebbra dell’autosufficienza, e dell’autocompiacimento come pure dal lamento incessante, che offusca i doni del tuo amore e fa’ che, pur nelle luci e nelle ombre della vita, sappiamo levare alto il sorriso del cuore ed il “grazie” di tutta la nostra esistenza.

Oggi è la parola

II Domenica del T.O.
Sabato, 16 Gennaio 2021
(1Sam 3, 3-10.19 / Sal 39 / 1Cor 6, passim / Gv 1, 35-42)   La prima parola pronunciata da Gesù nel quarto vangelo è una domanda: <Che cosa cercate?>. Analoga sarà la questione che si porrà davanti al...

Ultime news

Ci scusiamo per i malfunzionamenti degli ultimi giorni, ma abbiamo problemi con la piattaforma del sito e il nostro webmaster ci sta lavorando. Al momento è riuscito ad "aggiustare" il sito (cambia...