Oggi è la parola

Ultime news

Da domenica 29 Novembre "Oggi è la Parola" sarà sostituito, salvo qualche eccezione, da un video di commento alla Parola del giorno. Il video sarà pubblicato sul canale YouTube.

Cristo Re dell’universo

(Ez 34, 11-12. 15-17 / Sal 22 / 1Cor 15, 20-26.28 / Mt 25, 31-46)

 

La fine di un anno liturgico diventa l’occasione per un serio esame di coscienza per fare il punto del nostro cammino di sequela e di conformazione a Cristo Signore. Le parole del profeta Ezechiele ci ricordano ancora una volta le intenzioni più profonde e più vere del Signore nel suo modo di relazionarsi con la nostra umanità che è, fondamentalmente, un modo di prendersi cura e di farlo personalmente: <Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna> (Ez 34, 11) e ancora <Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io lo farò riposare> (34, 15). Ciò che comunemente chiamiamo “giudizio universale”, affrescato da artisti di ogni tempo, come nella Cappella Sistina, in realtà è universale solo nella misura in cui è un esigente e intimo “giudizio personale”. Infatti <Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria…> (Mt 25, 31) non farà altro che rivelare a ciascuno quel livello di personalità raggiunto durante la propria vita che si evince dalla capacità o meno di stare accanto agli altri – soprattutto i <più piccoli> (25, 40) – lasciandosi toccare e interpellare dai loro bisogni più semplici e quotidiani.

La parola dell’apostolo può essere non solo illuminante, ma pure può aiutarci ad orientarci nel nostro cammino: <Se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti> (1Cor 15, 21). Indubbiamente ciò riguarda la nostra relazione a Cristo Signore come nostro salvatore, ma il fatto che Egli si indentifichi nei <più piccoli>, significa che proprio attraverso la nostra relazione ai più bisognosi si attua il nostro cammino verso la risurrezione. Ogni risurrezione, che non sia una fuga, inizia – già qui e ora – con l’insurrezione e la crescita della nostra persona intesa come capacità di amare nella gratuità e senza alcun calcolo. Tutto ciò non solo senza sperarne nessun ricambio, ma quasi senza neppure accorgersene a motivo della sua assoluta naturalezza: <Signore, quando ti abbiamo visto…?> (Mt 25, 37). Se personalmente sapremo vivere così, allora il Regno di Dio già albeggerà già qui, già ora!

Celebrare il mistero della regalità di Cristo è un modo sottile per fare il punto della nostra libertà. Nel mistero della sua croce, il Signore ci ha conquistato la libertà di essere figli e non più servi. Il desiderio di essere suoi discepoli ci rende sempre più liberi di essere piccoli e di amare la compagnia dei <più piccoli>. Come spesso avviene nella nostra comprensione del mistero di Cristo, i simboli sono tanto più capaci di aprirci all’accoglienza del mistero quanto più si possono leggere <sub contrario>. Ora se il nostro Signore Gesù Cristo è re dell’universo è proprio perché si è fatto piccolo e povero con noi e per noi tanto da essere assolutamente libero da ogni paura, da ogni timore, da qualsivoglia rischio di ricatto o di intimidazione. Mentre concludiamo un altro anno liturgico la cosa più bella sarebbe scoprire che il nostro cuore, celebrando i misteri di Cristo e ascoltando ogni giorno la sua Parola, è diventato più semplice, più libero, più figlio. Non temiamo dunque nessun giudizio e ci affidiamo volentieri allo sguardo mite e festoso di Cristo nostro re e Signore.

Signore Gesù, guidaci tu, saziaci, sii per noi riposo e conforto, sii il richiamo ad una vita più semplice, più attenta a chi soffre, a chi piange, a chi è nella prova. Il nostro cuore non teme il tuo giudizio Signore, perché tu ci chiami e ci ami uno a uno e noi siamo terra, erba, foglia... niente siamo se il tuo Spirito non ci abita. E anche così conosciamo di essere non solo limite e così possiamo volare alto solo sulle ali del tuo amore. Per ognuno di noi è così e di questo ti rendiamo grazie!