Oggi è la parola

Come una rosa
Venerdì, 14 Agosto 2020
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XVIII Domenica del T.O.

(Is 55, 1-3 / Sal 144 / Rm 8, 35. 37-39 / Mt 14, 13-21

 

La domanda che Paolo pone nelle nostre orecchie e nei nostri cuori risuona profondamente: <Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, il pericolo, la spada?> (Rm 8, 35). Tutte queste realtà dure e difficili della vita che rischiano di isolarci e di impoverirci sempre di più possono, invece, diventare l’occasione per un’imprevista pienezza. La parola del profeta risuona dalle profondità dei secoli e interroga soprattutto coloro – e noi siamo tra costoro – che pensano di non avere bisogno di niente e di nessuno: <Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?> (Is 55, 2). Alla domanda con cui il profeta smaschera la nostra pretesa di autosufficienza e l’illusione di poter comprare ogni cosa, segue un invito: <Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti>, e ancora: <Porgete l’orecchio…> (55, 2-3).

Questa parola di Isaia si compie sotto i nostri occhi nel racconto del vangelo che si conclude con una nota da non sottovalutare e da comprendere in tutta la sua profondità di messaggio e di appello per la nostra stessa vita: <Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezziavanzati: dodici ceste piene> (Mt 14, 20). La differenza che fa il miracolo è il miracolo della differenza tra l’istinto dei discepoli che consigliano al Signore Gesù di congedare la folla: <perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare> (14, 15) e la decisione invece di partire da quello che c’è e di credere che possa bastare per tutti: <spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla> (14, 19). Di certo in una mentalità consumistica, che continuamente cerca di far crescere il potere d’acquisto, questo gesto di Gesù rappresenta una rivoluzione. Non è difficile immaginare il danno che questa decisione ha rappresentato per le panetterie del circondario.

La sfida del Vangelo è passare dal “potere d’acquisto” alla “gioia del dono” e questo a tutti i livelli della nostra vita di relazione, di cui il nutrimento è simbolo forte ed espressivo. Nei cesti non rimangono dei pani interi appena sfornati o appena comprati, bensì dei <pezzi> (14, 20) e questo per dire che ciò che nutre non è il pane che compriamo o vendiamo, bensì il pane della vita che siamo capaci di spezzare e di condividere. Ciò che sazia la fame di senso che portiamo dentro di noi non è un crescente potere d’acquisto il cui simbolo sono le sporte sempre più colorate e avvincenti dei nostri negozi, ma ciò che di noi e attraverso di noi viene messo a disposizione della vita degli altri e da cui noi stessi possiamo ricevere un di più di senso e di gioia per la nostra vita. L’Eucaristia che celebriamo è ben più di un gesto cultuale e sacrale per lasciare le nostre coscienze in pace, è, invece un gesto esistenziale. Siamo così chiamati a convertire il nostro cuore dall’attitudine a rimandare gli altri ai negozi in cui comprare per trattenerli, invece, presso di noi per mettere insieme i pezzi e condividerli. La <sazietà> (Mt 14, 20) non può che essere il frutto e il segno della <compassione> (14, 14) che ci rende compagni. Il contesto di questo episodio del Vangelo è quello <della morte di Giovanni Battista> (14, 13), i gesti che compiamo durante l’Eucaristia sono memoria del dono pasquale di Cristo Signore, la sfida che Gesù lancia agli apostoli è per noi: <Non occorre che vadano: voi stessi date loro da mangiare> (14, 16).

Signore Gesù, rendici solleciti e capaci di cogliere la fame e la sete dei nostri fratelli e coltiva in noi lo spirito di condivisione. Donaci di assistere sempre e nuovamente al miracolo che rende fecondo e nutriente il poco che siamo e d il poco che abbiamo e che fa’ fiorire la nostra povertà rendendola un luogo accogliente, gioioso e semplice in cui sostare e riprendere forza e fiducia. Per questo ti preghiamo.