Oggi è la parola

Affinare
Sabato, 19 Settembre 2020
XXV Domenica del T.O. (Is 55, 6-9 / Sal 144 / Fil 1, 20c-27a / Mt 20, 1-16)   La domanda che il padrone della parabola pone ai suoi operai scontenti e mormoratori suona così: <Non hai forse concordato...

Ultime news

"Costretti alla libertà", EDB riflettere sul "segno" della pandemia come occasione di conversione della vita consacrata. <Come religiosi e religiose siamo chiamati a profetare nel mondo ferito dalla...

Lunedì – III settimana T.O.

(2Sam 5, 1-7.10 / Sl 88 / Mc 3, 22-30)

 

Nella prima lettura ci viene narrato il modo in cui Davide viene costituito re su tutto Israele ad Ebron. Nella memoria di Israele questo “atto di costituzione” non è altro che “un atto di unione” espresso con gli stessi termini con cui Adamo si meraviglia, nel momento della creazione della donna, uscendo così dal dramma della sua solitudine: <Ecco noi siamo tue ossa e tua carne> (2Sam 5, 1). Ciò che rende possibile e stabile il regno di Davide è la sua capacità – quella che  i suoi successori presto smarriranno – di creare attorno a sé un’unità che nasce dal cuore e dal sentimento di appartenenza reciproca che fonda e conserva i legami di fiducia pur nelle inevitabili difficoltà. Nella linea davidica la reazione del Signore Gesù all’accusa degli scribi e farisei, va nella stessa linea: <Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi> (Mc 3, 25). Nonostante, o forse proprio a motivo, di tutte le ambiguità di Davide nel suo modo di essere uomo credente e re del suo popolo c’è una costante che rimane per noi un esempio e un monito: <il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele> (2Sam 5, 3).

Ciò che manca agli interlocutori del Signore Gesù è questa disponibilità di fondo a fare <alleanza>, inclini come sono ad evidenziare e a radicalizzare piuttosto quello che divide e tutto ciò che, contrapponendo, indebolisce. Non è raro anche per noi che l’accusa che muoviamo ad altri tradisce la nostra segreta speranza che gli altri siano meno capaci di metterci in crisi: <Costui è posseduto da Beelzebul e scaccia i demoni per mezzo del capo dei demoni> (Mc 3, 22). Somiglia tanto a quanto pensano, dicono e si augurano i Gebusei riguardo a Davide: <Tu qui non entrerai: i ciechi e gli zoppi ti respingeranno> (2Sam 5, 6). Eppure le cose non vanno proprio così: <Ma Davide espugnò la rocca di Sion, cioè la città di Davide> e ancora <Davide andava sempre più crescendo in potenza e il Signore, Dio degli eserciti, era con lui> (5, 7.10).  

Nella stessa linea, il Signore Gesù spiega ai suoi detrattori che hanno torto: <Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi. Se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella con se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito> (Mc 3, 24-26). Quello che si dicevano tra loro i Gebusei: <Davide non potrà entrare qui> (2Sam 5, 6) è detto sub contrario dal Signore Gesù: <Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega> (Mc 3, 27). La forza non può che venire da Dio il quale non permette che i suoi figli cadano in balìa del nemico, ma ci assiste con la forza e la luce dello <Spirito Santo> (3, 29) nella cui pace troveremo sempre la via dell’unità interiore e della concordia fraterna per vincere ogni assalto del male e trovare… e donare pace. Del resto <Gerusalemme> (2Sam 5, 6) significa “visione di pace”.

Signore Gesù, entra tu nella casa della nostra vita. Sia, la tua presenza, un principio di ordine, di armonia e di pace. Che nessuno osi penetrare nel nostro cuore a saccheggiare la gioia che viene da te. Donaci di saper resistere ad ogni inganno per continuare ad edificare noi stessi in profonda comunione con te.