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Breccia
Giovedì, 13 Agosto 2020
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(1Sam 3, 1-10.19-20 / Sl 39 / Mc 1, 29-39)

 

L’inizio della prima lettura mette in scena <il giovane Samuele> (1Sam 3, 1) e il vangelo ci conduce sui passi del giovane rabbì di Nazareth e ci fa conoscere le primizie del suo ministero. La suggestiva immagine che prepara la vocazione di Samuele può accompagnare la nostra lettura su quelli che sono i primi segni che il Signore Gesù compie, per offrire, alla nostra umanità, una possibilità di salvezza: <La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuèle dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio> (3, 3). Il tempio in cui Samuèle serve il Signore e - sotto la guida di Eli - accoglie la chiamata di Dio, diventa per Gesù la strada dell’ordinaria vita degli uomini e delle donne del suo tempo e soprattutto di quanti portano il peso di una grande sofferenza. Marco non lascia spazio ad ambiguità: <uscito dalla sinagoga, andò subito nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni> (Mc 1, 29).

Se il giovane Samuèle vive nel tempio e, per molti aspetti, vive del tempio, il Signore Gesù vive sulla strada… ed invece di aspettare che qualcuno si volga a lui, sembra completamente lanciato in una missione che si fa ricerca dell’altro per raggiungerlo al cuore della sua vita e per accogliere ciascuno nel suo proprio dolore, fino a risanarlo e restituirgli la possibilità di mettere la propria vita a servizio degli altri. Marco ci racconta la prima giornata di Gesù e ci mostra il Signore in un dinamismo meravigliosamente aperto e, soprattutto, attento non a se stesso e al prestigio personale, ma alle necessità degli altri intesi nel modo più ampio possibile: non solo quanti lo cercano e lo invocano, ma persino quanti potrebbero cercarlo e invocarlo. L’apertura e la disponibilità del Signore Gesù, radica in una profonda consapevolezza: <Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!> (1, 38).

Se il giovane Samuèle per tre volte <corse da Eli> (1Sam 3, 5) per poi scoprire che la chiamata proveniva dal Signore che lo costituiva profeta per il suo popolo, il Signore Gesù corre da un capezzale all’altro fino ad immaginare un campo di predicazione e di guarigione sempre più ampio: <E andò per tutta la Galilea, predicando nello loro sinagoghe e scacciando i demòni> (Mc 1, 39). L’inizio del vangelo di quest’oggi ci rammenta che c’è un tipo di demone che può attanagliare la nostra vita e che è molto diverso da quello furibondo che il Signore Gesù incontra nella sinagoga: la febbre dell’indolenza che ci mette <a letto> (Mc 1, 30) facendoci invecchiare prima del tempo. Dal letto della nostra dimissione nei confronti della vita, il Signore ci richiama al dover di fare della nostra vita un servizio capace di rendere ogni giorno più giovane la nostra dedizione e la nostra cura per gli altri, una dedizione che si fa aurora di risurrezione nelle pieghe talora mortifere delle nostre fatiche e delusioni quotidiane. Come Samuèle e come il Signore Gesù siamo chiamati ad essere vivaci come una lampada capace di ravvivare e rianimare ogni <sera> (1, 32) della nostra vita.

Signore Gesù che hai aperto ad ogni uomo e donna i segreti di una giovinezza che non conosce la vecchiaia dell’egoismo e della paura di servire e di amare, rialzaci dai letti in cui ci prostra la febbre delle nostre paure e delle nostre dimissioni dall’amore. Come il giovane Samuele donaci di accogliere il dono della vita come un servizio di profezia.