Oggi è la parola

Attendere… la strada
Venerdì, 13 Dicembre 2019
Venerdì – II settimana T.A. (Is 48, 17-19 / Sl 1 / Mt 11, 16-19)   Il tempo di Avvento è naturalmente legato al percorrere una strada che porti all’incontro con il Signore. Anzi, ancora più...

Martedì – I settimana T.A.

(Is 11, 1-9 / Sl 71 / Lc 10, 21-24)

 

Il profeta Isaia ci aiuta a dare un contenuto al cammino di questo avvento che, pur così giovane di giorni, sembra andare diritto al cuore della nostra attesa più vera e profonda: <la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare> (Is 11, 9). Giorno dopo giorno, questo tempo coincide con una piccola grande marcia che ci riporterà, come i personaggi del presepe, davanti al mistero dell’incarnazione del Verbo da cui prende senso il nostro essere uomini e donne. La <conoscenza del Signore> sembra essere il compito di questo cammino che diventa la cifra di tutto il nostro pellegrinaggio nella fede. Le parole del Signore Gesù non lasciano molto spazio di manovra alle nostre precomprensioni e alle nostre proiezioni: <hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli> (Lc 10, 21). Camminare verso la contemplazione del Dio-Bambino significa abdicare a tutti i nostri sogni e progetti di grandezza, per entrare in una conoscenza che è, come ci ricordano i profeti fino a Giovanni Battista, un vero processo di conversione che passa attraverso la trasformazione dello sguardo.

La beatitudine espressa dal Signore Gesù, che ha come oggetto i suoi <discepoli>, non solo riguarda anche noi, ma ci rimette ancora una volta in cammino in quel pellegrinaggio di fede che ci vede non soltanto sempre troppo piccoli e apprendisti, ma ci vuole sempre più <piccoli>. Eppure possiamo custodire la parola del Maestro come la stella polare del nostro pellegrinare che, talora, assomiglia piuttosto ad un continuo arrancare: <Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete> (10, 23). Per vedere non ci resta che chiudere gli occhi e concentrare tutta l’attenzione del nostro cuore su ciò che siamo realmente capaci di <ascoltare> (10, 24) dentro di noi e attorno a noi. In questo atteggiamento di radicale disponibilità possiamo ricominciare a sognare e a farlo non da soli e non  solo per noi stessi, ma insieme e per tutti: <Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà> (Is 11, 6).

Non è difficile riconoscere in quel <piccolo fanciullo> il volto del bimbo di Betlemme che fu capace di illuminare di gioia e di luce una delle notti della storia che sarebbe stata una delle tante. Eppure siamo chiamati a riconoscere, pure noi stessi, il meglio di noi stessi, in quel <piccolo fanciullo> che siamo chiamati a ritrovare dentro di noi, il quale ci aiuterà  a ritessere e a rinnovare radicalmente i nostri legami, superando le <apparenze> (11, 3) e diventando capaci di cospirare con i <miseri> e gli <umili della terra> (11, 4). Tutto questo non può che essere dono di quello <Spirito> (Lc 10, 21) che fece esultare il Signore Gesù e che il profeta Isaia canta quale <spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore> (Is 11, 2). Non solo attendiamo, ma siamo chiamati a costruire un mondo segnato dalla compassione e dalla fedeltà attraverso cui tutte le relazioni potranno essere trasformate nella dolcezza e nella pace.

Verbo di Dio, piccolo del Padre dei cieli, di cui tutti siamo figli amati e desiderati, purifica lo sguardo del nostro cuore perché possiamo rimirare in te, che ti fai piccolo come noi, la nostra stessa piccolezza quale dono riconosciuto e accolto… in pace… con gioia. E allora… vieni ancora  Signore Gesù!