Oggi è la parola

Attendere… la strada
Venerdì, 13 Dicembre 2019
Venerdì – II settimana T.A. (Is 48, 17-19 / Sl 1 / Mt 11, 16-19)   Il tempo di Avvento è naturalmente legato al percorrere una strada che porti all’incontro con il Signore. Anzi, ancora più...

XXXIII Domenica del T.O.

(Mal 3, 19-20 / Sl 97 / 2Ts 3, 7-12 / Lc 21, 5-19)

 

Le parole con cui il Signore Gesù ci accompagna verso la fin di questo anno liturgico possono stupire, ma in realtà non stupiscono affatto. Ciò di cui parla il Signore, infatti, non è nulla di nuovo, le cose che presenta ai suoi ascoltatori, sono realtà terribilmente ordinarie nella vita della nostra umanità, sia a livello esterno e catastrofico come possono essere i terremoti, sia per quanto riguarda le tragedie relazionali che si consumano nell’ambito delle nostre relazioni più care. In tal modo il Signore ci chiede di non lasciarci distrarre dagli eventi che sembrano straordinari per rimanere attenti, vigilanti e profondamente centrati sul centro della nostra interiorità,comprendere quale sia il nostro posto, e non lasciarlo - per nessun motivo - fino all’ultimo. La consegna non lascia dubbi: <Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita> (Lc 21, 19). Il regno di Dio, infatti, si realizza e si compie non nella sospensione o peggio ancora nella fuga dal nostro vissuto, ma “in mezzo” a tutto ciò che fa la nostra vita e quella dei nostri fratelli e sorelle in umanità.

L’apostolo Paolo non solo smorza le grandi attese escatologiche dei cristiani di Tessalonica, ma li esorta a non trasformare il desiderio e l’attesa del ritorno del Signore in un pretesto per non vivere fino in fondo le proprie responsabilità storiche, esistenziali e solidali. Anche in questo caso la consegna è chiara: <ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità> (2Ts 3, 12). Se è vero che attendiamo con desiderio grande il compiersi delle promesse e l’avvento del Regno rimane pur vero che in Cristo Gesù è stato rivelato che il regime in cui tutto ciò si può e si deve dare è quello dell’incarnazione e dell’impegno nella storia. Ciò che ci permette di guadagnare l’orizzonte escatologico è in termini di libertà e di verità, non in termini di estraniamento né di superficialità o, peggio ancora, cedendo alle gramaglie della sublimazione.

La storia non è una realtà che dobbiamo come subire in attesa che si consumi e, per così dire, ci assolva così dal grave compito di attraversarla e di trasformarla. La sfida non è quella di cominciare il conto alla rovescia della fine della storia, ma di cominciare ogni mattina a dare il proprio apporto alla storia come se fosse il primo giorno e come se fosse anche l’ultimo… come se fosse l’unico. È al cuore delle nostre vite che si incrociano magnificamente il mondo presente e quello che attendiamo nella fede, nella speranza e nell’amore. È proprio facendo esperienza dei più grandi desideri che portiamo dentro, con il necessario confronto con ciò che è segnato, invece, dal limite, dalla caducità e dall’effimero, che il Regno di Dio si costruisce oltre noi, ma mai senza di noi. Ogni situazione può e deve diventare così <occasione> per <dare testimonianza> (Lc 21, 13). Il profeta Malachia ci ricorda, con immagini forti, come <tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia> e che <quel giorno, venendo, li brucerà> (Ml 3, 19). Badiamo dunque di non lasciarci <ingannare> (Lc 21, 8) prima di tutto da noi stessi e poi dalla paglia dei nostri desideri effimeri e dei nostri possenti egoismi di cui <non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta> (21, 6).

Signore imprimi nel nostro cuore il fiore profumato e spinoso della perseveranza. Sostienici, perché la sofferenza non ci abbatta e la prova non ci pieghi. Fa’ che sappiamo attraversarle, mantenendoci saldi e fedeli nel porre il nostro filo colorato nel grande arazzo del tuo Amore, consapevoli dei nostri limiti ed innamorati della tua divina creatività.