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Sabato, 16 Novembre 2019
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Dedicazione del Laterano

(Ez 47 passim / Sal 45 / 1Cor 3 passim / Gv 2, 13-22)

 

Può destare meraviglia il fatto che le antiche chiese cristiane siano state organizzate architettonicamente come fossero una nave. Infatti, in qualunque corso di storia dell’arte o più banalmente in una semplice guida turistica per visitare una basilica o una chiesa più o meno antica si troverà sempre, come prima cosa, la numerazione delle navate che la compongono… una, due, tre, cinque navate. Se leggiamo con attenzione il testo che la Liturgia ci offre come prima lettura per entrare nella festa della dedicazione della basilica lateranense, ci riesce più facile capirlo e amare questa immagine che, prima di essere uno stile architettonico, è un modo di essere Chiesa, una chiesa che per la sua pregnanza di significati ha generato innumerevoli testimonianze di architettura. Il profeta Ezechiele ci rende partecipi di una visione: <vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente> (Ez 47, 1). Non solo le acque sgorgano dal tempio ma si riversano abbondantemente nel mare tanto da risanarle e quasi fecondare, con il loro irrompere, lo stesso mare.

L’immagine della Chiesa come una nave che rinnova nel tempo il riparo per la vita preparato da Noè, è assai cara alla Tradizione. Facendo memoria oggi della dedicazione del Laterano ritenuta <madre di tutte le chiese> e ospitante la cathedra romana ove siede, per presiedere alla carità tra tutte le Chiese, il Vescovo di Roma, siamo rapiti da quest’immagine marinara di una comunità di discepoli in viaggio attraverso i flutti e le correnti della storia, per far maturare i tempi e i modi della realizzazione del Regno di Dio. Il salmo responsoriale fa eco al profeta: <Un fiume e i suoi canali rallegrano al città di Dio, la più santa delle dimore dell’Altissimo> (Sal 45, 5). Il mare da una parte, il fiume dall’altra ci aiutano a sentire il mistero della Chiesa come una realtà amplissima come l’ oceano e feconda come le rive ombrose di un fiume maestoso.

L’apostolo Paolo ci aiuta a prendere coscienza che queste immagini ci riguardano direttamente e rappresentano una vera sfida: <voi siete edificio di Dio> (1Cor 3, 9). Nel Vangelo, da parte sua , come sempre, il Signore Gesù ci scomoda e ci mette in guardia dal pericolo di privatizzare un bene e un’opportunità che non sono a servizio dei nostri ciechi interessi, ma <segno> (Gv 2, 18) di salvezza e di speranza per tutti. La risposta che il Signore darà ai Giudei si realizzerà pienamente nel mistero della sua croce da cui l’acqua sgorgherà unita al sangue dal <lato destro> (Ez 47, 1) del suo corpo offerto come <medicina> (47, 12) per combattere tutto ciò che rischia di intrappolare la vita della Chiesa nel porto delle sue sicurezze. Abbiamo ancora negli occhi e nel cuore le parole rivolte al Vescovo di Roma – papa Francesco – prima che si insediasse sulla sua Cattedra: <Questo è il luogo eletto e benedetto, dal quale, fedelmente, nello scorrere dei secoli, la roccia su cui è fondata la Chiesa, conferma nella verità della fede tutti i fratelli, presiede nella carità tutte le Chiese e con ferma dolcezza tutti guida sulle vie della santità>. Da quel luogo eletto e benedetto, come da ogni luogo di preghiera e di benedizione, ogni Chiesa e il cuore di ogni credente è chiamato a prendere il largo con fiducia e con amore. 

Siamo donne e uomini in cammino, attraverso i flutti e le correnti della storia e talora siamo naufraghi, in balia di un mare temibile e tempestoso. Ci accolga una Chiesa che dà riparo, fortemente segnata dalla carità, in cui nessuno si senta abbandonato o dimenticato. Alimentati da questa Chiesa, segno di salvezza e speranza per tutti, riprenderemo il mare per edificare il tuo regno, qui ed oggi, Signore!