Oggi è la parola

Porta
Martedì, 25 Giugno 2019
Martedì - XII settimana T.O. (Gn 13, 2.5-18 / Sl 14 / Mt 7, 6. 12-14)   Sarebbe interessante fare attenzione, durante questa giornata, a quante volte siamo obbligati ad attraversare delle porte, di...

Venerdì – X settimana T.O. 

(2Cor 4, 7-15 / Sl 115 / Mt 5, 27-32)

 

Il Signore Gesù sembra porci tra le mani il coltello della decisione che l’angelo arrestò quando Abramo stava per sacrificare sul monte Moria il figlio Isacco (Gn 22). Non è, infatti, contro gli altri che dobbiamo usare il coltello con cui recidiamo gli ormeggi che ci tengono prigionieri nel porto delle nostre sicurezze e delle nostre paure. È nel profondo del nostro cuore che siamo chiamati ad usare, con audacia e senza ripensamenti, il coltello della decisione contro tutto ciò che ci lega interiormente rendendoci prigionieri di passioni e timori, egoismi e illusioni i quali si rivelano infine come la nostra vera <Geènna> (Mt 5, 29). La parola del Signore Gesù non è una parola di condanna, ma vuole essere una porta di salvezza. Quando ci viene detto: <ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna> non è per farci sprofondare nel terrore, bensì per restituirci la dignità di una scelta sempre possibile per dare alla nostra vita un senso pieno in cui la nostra libertà rimane integra anche quando lo strappo delle decisioni può farci sanguinare il cuore e l’anima. 

Nelle Scritture, lo <scandalo> non si riduce al cattivo esempio e non si identifica con un semplice atto non conforme alle prescrizioni della Legge. Secondo l’etimologia, lo scandalo è un ostacolo, un laccio, un inciampo che non permette di camminare con libertà orientando la propria vita personale e relazionale verso il meglio intenso come tutto ciò che ci fa bene e ci fa compiere il bene. Mentre la logica dell’egoismo inclina a considerare il proprio vantaggio e a misurare – per evitarlo – il proprio svantaggio, il Signore Gesù invita a mettere sempre l’altro al primo posto e a ricordarsi che ogni abbandono <espone> l’altro a un eccesso di fragilità che può metterlo in pericolo. Così l’ultima parola del vangelo di oggi acquista una valenza meno giuridica e ben più simbolica e paradigmatica: <Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio> (5, 32).

Con un linguaggio paradossale come il privarsi dell’<occhio> e della <mano>, il Signore Gesù ci insegna a curare le nostre passioni tagliandole alle radici che affondano sempre nel nostro cuore ove insorgono gli ostacoli veri alla pienezza di una vita accolta e condivisa. L’esigenza è stupenda e il <tesoro> è così grande da sgomentare i <vasi di creta> (2Cor 4, 7) che siamo. Proprio in questi vasi siamo chiamati a lasciar agire e decantare la <straordinaria potenza> la quale, se <appartiene a Dio>, è comunque partecipata alla nostra libertà di creature. Non ci resta che rimetterci in cammino per comprendere ogni giorno – talora è necessario rinnovare la nostra decisione ad ogni istante – che cosa, nella nostra vita, va tagliato. Ciò  non si fa per mortificarla, bensì per dare speranza di nuovi germogli che siano promessa di frutti buoni e gustosi. Se un albero non lo si pota mai il rischio è che diventi sempre meno fecondo… sempre meno se stesso. 

Signore Gesù, la tua parola talvolta è come un coltello che sembra affondare nella carne viva delle nostre indecisioni e dei nostri continui rimandi. Eppure, te ne preghiamo, non smettere di provocare la nostra libertà fino a restituirle la sua dignità e la sua verità.