Oggi è la parola

Dono
Giovedì, 19 Settembre 2019
Giovedì – XXIV settimana T.O. (1Tm 3, 12-16 / Sl 110 / Lc 7, 36-50)   L’apostolo Paolo raccomanda a Timoteo di riconoscere, custodire e far fruttificare <il dono che è in te> (1Tm 4, 14). Ciascuno di...

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Giovedì – X settimana T.O.

(2Cor 3, 15-4, 1-6 / Sl 84 / Mt 5, 20-26)

 

Ascoltando la parola del vangelo potremmo – a ragione – porci una domanda: come superare la giustizia dello scriba e del fariseo che sempre – in un modo o nell’altro – abitano il nostro cuore? La posta in gioco è veramente alta per cui non possiamo in alcun modo tergiversare: <non entrerete nel regno dei cieli> (Mt 5, 20). Il Signore Gesù attraverso la sua parola ci permette di comprendere in che cosa consista l’entrare oppure il restare fuori dalla logica del regno. Questa logica, in una parola, non consiste in niente altro se non in una capacità crescente di accogliere non solo intellettualmente ma nel più profondo del proprio cuore: <lo splendore del glorioso vangelo di Cristo che è immagine di Dio> (2Cor 4, 4). Per l’apostolo Paolo è chiaro che non basta leggere, ascoltare e meditare la Torah e, per estensione, non basta neppure avere tra le mani il testo dei vangeli poiché sempre <un velo è steso sul cuore> (3, 15). Esso è una sorta di impedimento all’opera dello Spirito la cui presenza e la cui azione trasformante è indicata da un crescente grado e qualità di <libertà> (3, 17). La parola dell’apostolo è potente ed è ammaliante: <e noi tutti a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore> (3, 18).

La domanda si pone: Come verificare e discernere se la nostra vita realmente rispecchia la <gloria del Signore> fino a diventare uno specchio della sua <azione> dentro di noi e nella stessa storia? Il Signore Gesù ci dà come criterio quello che potremmo definire lo “specchio del fratello”! La relazione con l’altro, talora in modo spietato, è capace di metterci davanti alla verità del nostro cuore. Con una piccola parabola che conclude la pericope del vangelo il Signore Gesù ci mette di fronte alla serietà di questa prova: <Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione> (Mt 5, 25). Ce ne sarebbe già a sufficienza, ma il testo aggiunge quasi per evitare ogni fraintendimento: <In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!> (5, 26). Non si tratta certo di terrorismo psicologico, bensì di un aiuto a non perdere il contatto con la realtà del <vangelo> (2Cor 4, 3) che rimane <velato per coloro che si perdono> proprio perché incapaci di riconoscere nel fratello il sacramento del <volto di Cristo> (4, 6). Superare la giustizia <degli scribi e dei farisei> (Mt 5, 20) significa rifiutare <le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunziando apertamente la verità> (2Cor 4, 2) che passa sempre attraverso il fratello accolto per quello che è e in tutto il suo imprescindibile mistero: <Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio…> (5, 22).

Questo vale non solo nelle nostre relazioni quotidiane, ma persino quando cerchiamo di metterci in comunione con Dio: <se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te…> (5, 23). Sembra proprio che non possiamo mai separarci dallo specchietto del fratello per riflettere <come in uno specchio la gloria del Signore (2Cor 3, 18). In realtà, è questo che ci garantisce dal pericolo “farisaico” più grande e pericoloso e poter dire invece con l’apostolo: <Noi infatti non predichiamo noi stessi ma Cristo Gesù Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù> (4, 5).

Signore Gesù, infondi in noi il coraggio di guardarci allo specchio dell’altro e sostenere la prova del confronto quotidiano con i nostri fratelli e sorelle in umanità. Non lasciare che il nostro cuore ceda alla dissimulazione che, in realtà, ci lascia soli in un mondo che ci assomiglia troppo tanto da essere tremendamente triste.