Oggi è la parola

Porta
Martedì, 25 Giugno 2019
Martedì - XII settimana T.O. (Gn 13, 2.5-18 / Sl 14 / Mt 7, 6. 12-14)   Sarebbe interessante fare attenzione, durante questa giornata, a quante volte siamo obbligati ad attraversare delle porte, di...

Maria Madre della Chiesa

(Gen 3,9-15.20 opp. At 1, 12-14;  Sal 86; Gv 19, 25-34)

 

Per disposizione di papa Francesco la memoria della Beata Vergine Maria Madre della Chiesa viene, a partire da l’anno scorso, celebrata all’indomani della solennità della Pentecoste. Questo titolo fu voluto da papa Paolo VI alla fine del Concilio Vaticano II1.Nel tempo del ministero petrino come Vescovo di Roma di papa Francesco, alcune decisioni riguardo alla Liturgia sono assai significative. La memoria di san Giuseppe, sposo di Maria in tutte le preghiere eucaristiche; l’elevazione del grado della festa di santa Maria Maddalena con il titolo di <apostola degli apostoli>; il superamento della restrizione del rito della lavanda dei piedi che escludeva le donne; infine, questa memoria mariana all’indomani della Pentecoste. Se volessimo rintracciare il filo rosso di queste scelte liturgiche che esprimono e, al contempo, richiedono un incremento di intelligenza spirituale, potremmo dire che si tratta del filo scarlatto della tenerezza come motore della vita e quindi anche di una sana spiritualità. Proprio la Madre di Dio che, spesso, è stata e purtroppo continua ad essere icona di una spiritualità disincarnata e angelicata, diventa il modello di una discepolanza del Vangelo fatta di carne, di sangue, di vita… di amore concreto e ardente.

La prima lettura di questa memoria ci porta lontano e ci ricorda che la nostra umanità non è solo il frutto della creazione, ma anche il segno di una partecipazione della nostra umanità all’opera continua della creazione quale tappa ineludibile di ogni cammino di santità. All’aurora della storia, Eva viene acclamata: <madre di tutti i viventi> (Gen 3, 20). Prima di richiedere per se stesso il titolo di padre o per il Creatore, Adamo riconosce meravigliosamente questo titolo alla donna con cui è chiamato, persino dopo aver sperimentato il dramma del peccato, a trasmettere il dono della vita. Dall’alto della croce, il nuovo Adamo, Cristo Signore come testamento di tenerezza non fa altro che donare al discepolo amato una presenza che assicuri la continuità della relazione e dell’amore: <Ecco tua madre>. La reazione del discepolo amato diventa il modello della vocazione della Chiesa: <l’accolse con sé> (Gv 19, 27). Come ci ricordano gli Atti degli Apostolo il ruolo di Maria come ogni madre è quello di tenere <insieme> gli apostoli con gli altri discepoli e discepole (At 1, 14) per creare uno spazio di vita aperto a tutti e in cui tutti sono benvenuti e benvoluti.

In un racconto così si commenta l’icona dell’Annunciazione del Signore in cui è chiaramente visibile il filo tessuto dalle mani operose di Maria: <”Secondo voi, perché Maria ha un gomitolo in mano?”. Dopo un po’ di silenzio, aveva risposto il monaco: “Il gomitolo fa vedere che questa donna, questa santa donna, la Vergine, sta tessendo la carne del Verbo di Dio, a quel Verbo che fu sin dal principio e per mezzo del quale tutto è stato creato”>2. Venerando e invocando Maria come Madre della Chiesa vogliamo continuare come Lei e con Lei a filare quel filo rosso con cui vogliamo tessere ogni giorno la tunica di un’umanità sempre più tenera e pacificata per la gioia di tutti gli uomini e le donne che attendono la loro consolazione anche attraverso di noi.

Signore Gesù, dall’alto della croce ci hai donato Maria come madre perché non dimentichiamo mai che tu sei la nostra unica vera Madre che ci rigenera ogni giorno alla vita vera. Donaci di essere figli e di imparare ogni giorno ad essere fratelli.



[1]Paolo VI a conclusione della terza sessione del Concilio Vaticano II (21 novembre 1964)

[2]M. Y. RUPNIK, I racconti di Boguljub. L’amore rimane, Lipa, Roma 2006, p. 17.