Oggi è la parola

Dono
Giovedì, 19 Settembre 2019
Giovedì – XXIV settimana T.O. (1Tm 3, 12-16 / Sl 110 / Lc 7, 36-50)   L’apostolo Paolo raccomanda a Timoteo di riconoscere, custodire e far fruttificare <il dono che è in te> (1Tm 4, 14). Ciascuno di...

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Testo e musica: Koinonia de La Visitation Versione per Violino, Organo e per quattro voci (a cura di Valerio Capilli): Valerio Capilli: Violinista Riccardo Bloise: organista Lorenzo Innocenti:...

Pentecoste

(At 2, 1-11 / Sl 103 / Rm 8, 8-17 / Gv 14 passim)

 

La Chiesa come pure ciascuno di noi quali membra vive di un unico corpo ci troviamo sempre nella condizione degli apostoli. Dopo la Risurrezione e l’Ascensione i discepoli nel Cenacolo attendevano <insieme> (At 2, 1) di essere capaci di portare e di annunciare l’esperienza vissuta con il Signore Gesù. Efrem Siro, con la sua consueta penetrazione poetica, non esita ad immaginare il collegio degli apostoli <come fiaccole pronte in attesa di essere illuminate dallo Spirito Santo per illuminare con il loro insegnamento l’intera creazione>. Sprofondandosi nella contemplazione del mistero della Pentecoste nella sua omelia per questa luminosa solennità, il diacono Efrem ci aiuta a leggere l’icona di questa festa - in cui gli apostoli sono ordinatamente seduti in semicerchio - quale grembo che attende di essere fecondato e come <agricoltori che portano la semente nella falda del loro mantello in attesa di ricevere l’ordine di seminare>. Non solo, li descrive anche <come marinai la cui barca è legata al porto del Figlio e che attendono di ricevere la brezza dello Spirito>. Nella nostra esperienza quotidiana tutti noi sappiamo che senza il fuoco e senza il calore nulla può essere trasformato e nessun alimento può essere cotto. Se questo vale per le cose che la natura ci offre e che noi amiamo trasformare per rendere più nutrienti e gustose, vale altresì anche per noi stessi, per la nostra vita fatta di emozioni e sentimenti contrastanti che devono essere purificati e trasformati per opera dello Spirito.

Le parole di un altro maestro spirituale come Taulero possono ben introdurci e accompagnarci nella celebrazione e nella contemplazione di questa festa di Pentecoste in cui la gioia pasquale non solo raggiunge la pienezza del suo dono, ma pure il senso pieno del suo significato: <Ecco il bell'anniversario del giorno in cui lo Spirito Santo è stato mandato sui santi discepoli e su tutti coloro che erano riuniti insieme, giorno nel quale ci è stato restituito il grande tesoro che l'astuzia del Nemico e la debolezza dell'uomo ci avevano sottratto nel Paradiso terrestre. Il modo con cui è arrivato è già straordinario esternamente; quanto al mistero nascosto e racchiuso in tali meraviglie, non c'è ragione, né pensiero, né creatura che sappia conoscerlo, concepirlo e dirlo. Lo Spirito Santo è realtà di tale grandezza, immensità, incomprensibile e dolce, che qualsiasi grandezza e immensità la ragione possa concepire è nulla confronto ad essa. Ecco perché lo Spirito Santo deve lui stesso preparare il posto per essere ricevuto, operar lui stesso per rendere l'uomo capace di riceverlo; è l'abisso ineffabile di Dio che deve lui stesso essere luogo e capacità di accoglienza>.

In realtà, siamo al cinquantesimo giorno dopo la Pasqua di risurrezione, ma viviamo, ancora una volta e in modo ancora più intenso, la grazia del primo e del terzo, del settimo e dell’ottavo giorno che simbolicamente rimandano sempre ad un passaggio della grazia che ci permette di accogliere i doni divini per farli fruttificare nella nostra vita. La mattina di Pentecoste è per la Chiesa l’inizio del suo porsi al cuore dell’umanità come sale e come lievito, capaci di scomparire senza per questo essere assenti. Dopo il trauma della passione e lo shock della risurrezione, finalmente gli apostoli vengono spinti fuori dal cenacolo per rivelarsi come la Chiesa che sta sulla soglia ove l’incontro e il confronto generoso con l’altro è obbligato e desiderato. Proprio quando lo Spirito promesso dal Risorto finalmente <riempì tutta la casa dove stavano> (At 2, 2), i discepoli non sentono più il bisogno di trattenersi all’interno, ma vengono come catapultati all’esterno per farsi prossimi a tutti. La vita fa irruzione come <come vento gagliardo> (2, 2) e penetra in ogni angolo più recondito del nostro cuore scuotendoci fin nelle pieghe più nascoste.

Signore Risorto, rendi il nostro cuore sensibile alla forza dirompente del tuo Spirito, che potentemente ci chiama ad una vita nuova e ci sospinge su vie impensate. Egli ci richiama a gran voce ad aprire occhi e cuore, a saper vedere ed accogliere gli altri e negli altri te, salvezza sempre oltre, sempre altra, solenne chiamata ad una vita che attraversa ogni morte. Gloria a te che sei risorto e, attraverso il tuo Spirito, sei sempre dentro di noi e tra di noi. Alleluia!