Oggi è la parola

Porta
Martedì, 25 Giugno 2019
Martedì - XII settimana T.O. (Gn 13, 2.5-18 / Sl 14 / Mt 7, 6. 12-14)   Sarebbe interessante fare attenzione, durante questa giornata, a quante volte siamo obbligati ad attraversare delle porte, di...

Venerdì – VII settimana T.P.

(At 25, 13-21 / Sl 102 / Gv 21, 15-19)

 

La nota redazionale liturgica glossa <quando si fu manifestato> e potremmo dire che avvicinandoci alla Pentecoste siamo ricondotti alla necessità di riconoscere lungo il mare della nostra vita il volto totalmente nuovo del Crocifisso-Risorto. L’ultima parola del Vangelo di oggi è <Seguimi> (Gv 21, 19) ed essa ci riporta all’origine e agli inizi del cammino dei discepoli con il Signore: ma è ben diverso seguire il Signore prima della consumazione della sua Pasqua e dopo questo evento che rivela, in modo indubitabile, la modalità divina con cui si attua il mistero della salvezza. Si tratta ormai per Simon Pietro e per ciascuno di noi di accettare ancora di seguire il Signore, ma di farlo in un modo più consapevole e per questo più vero nel senso di più adeguato a ciò che siamo realmente. La nuova traduzione nella nostra lingua rende meglio e in modo sensibile il gioco di domande e di risposte tra il Signore Gesù e Simon Pietro a cui sembra assistere discretamente quel discepolo amato su cui l’intero Vangelo di Giovanni sembra chiudersi come un rotolo cui si mette il sigillo.

Ciò che in realtà è <manifestato> sul lago di Galilea è il nostro modo di amare che può anche essere semplicemente un volere bene. Giovanni Crisostomo ci aiuta a comprendere che cosa avviene quel mattino in cui si rinnova il dono pasquale come, di fatto, si ridona a noi in ogni mattino della nostra vita chiamato a rivestire i baglori pasquali: <Gesù conferisce a Pietro il primato tra i suoi fratelli: “Se mi ami, gli dice, sii il primo tra i tuoi fratelli; e l'amore ardente che mi hai sempre manifestato con tanta gioia, provamelo ora. La vita che eri sul punto di dare per me, dalla per le mie pecore” Ma Pietro è turbato al pensiero che potrebbe avere l'impressione di amare pur non amando veramente>1. Il turbamento di Simon Pietro è di certo anche il nostro turbamento, eppure sembra che il Signore Gesù non vuole che siamo turbati dalla nostra povertà nella capacità di amare e ci aiutare ad accetare quanto possiamo voler bene. Con un amore pieno di delicatezza il Signore Risorto riscatta l’apostolo Pietro dalla tendenza – una vera tentazione – di confrontare la sua capacità di amare con quella del discepolo che ama di più perché più <amato>.

L’importante, l’essenziale, ciò che caratterizza e dà valore alla nostra relazione con il Cristo Signore non sono la qualità e la densità del nostro sentimento, bensì la nostra capacità di riaccogliere ogni giorno come fosse la prima volta quell’appello così segreto e così coinvolgente: <Seguimi> (Gv 21, 19). Se sapremo seguire allora sarà manifestato il nostro piccolo grande amore proprio come pian piano si delinea nella vita di Paolo di cui oggi si parla in terza persona, come il semplice “caso” di <un uomo lasciato qui prigioniero da Felice> (At 25, 14) e <tenuto sotto custodia fino a quando potrò inviarlo a Roma> (25, 21). Ogni ardore e ogni indomita volontà sembra spenta nelle due colonne della Chiesa, appure quale brace di disarmata e perseverante dedizione cova sotto la cenere dell’ordinarietà e dell’irrilevanza. 

Come bambini, Signore, il nostro cuore si altera al pensiero che qualcuno sia più amato di noi, come bambini dubitiamo e vacilliamo, se la tua forte mano non ci sostiene e non ci afferra. Ma, come bambini possiamo rialzarci ad ogni caduta e, ritrovato il sorriso del cuore, rispondere con la mano tesa al tuo richiamo, che manifesta il tuo progetto per noi: “ Seguimi!”. Alleluia! 


1. GIOVANNI CRISOSTOMO, Discorsi sul vangelo di Giovanni, 88.