Oggi è la parola

Dono
Giovedì, 19 Settembre 2019
Giovedì – XXIV settimana T.O. (1Tm 3, 12-16 / Sl 110 / Lc 7, 36-50)   L’apostolo Paolo raccomanda a Timoteo di riconoscere, custodire e far fruttificare <il dono che è in te> (1Tm 4, 14). Ciascuno di...

Ultime news

Testo e musica: Koinonia de La Visitation Versione per Violino, Organo e per quattro voci (a cura di Valerio Capilli): Valerio Capilli: Violinista Riccardo Bloise: organista Lorenzo Innocenti:...

Mercoledì – VII settimana T.P.

(At 20, 28-38 / Sl 67 / Gv 17 11b-19)

 

È bello notare come la comunità pur scoppiando in lacrime non trattiene ma accompagna <fino alla nave> l’apostolo Paolo e in tal modo si fa compagna del suo pellegrinaggio verso la morte come luogo di testimonianza suprema e di incontro atteso pur essendo sempre inatteso e, talora, persino temuto. Da parte sua pure il Signore Gesù lungi dal proteggere i suoi discepoli li inizia e li prepara alla duplice esperienza della separazione da Lui e del possibile rifiuto da parte di quel <mondo> cui sono mandati e di cui comunque rimangono ospiti e pellegrini… sempre un po’ estranei eppure continuamente desideroso di esserne – comunque e nonostante tutto – amici sinceri. Come si esprimeva, con il suo tono profondamente e veramente profetico, il cardinal Marty: <La Chiesa è chiamata davanti al tribunale del mondo. L’originalità cristiana non sta nel credere in un certo aldilà, ma consiste nel sapersi chiamati a condividere – oggi e domani qui e nell’aldilà – la Vita eterna. Non è neppure l’impegno nella lotta per la giustizia ma in questa stessa lotta essere capace di rivelare il volto del Crocifisso>[1].

Se questa è la missione della Chiesa nel mondo e per il mondo, il compito che abbiamo quali discepoli e come con-discepoli è di accompagnarci e sostenere a <dare ragione della speranza> (1Pt 3, 15) che è in noi davanti al tribunale di questo mondo che ci permette di fare il punto circa la nostra adeguatezza o meno a comparire davanti al tribunale di Cristo il quale non ci giudicherà nel senso della condanna, ma ci rivelerà a noi stessi nel senso della consapevolezza e della responsabilità. Un po’ come alla fine del lungo romanzo di Tolkien – Il Signore degli anelli– anche per noi è pronta una nave su cui salpare serenamente e con una fiducia incrollabile nel mistero della vita che ci abita e ci orienta.

Proprio mentre la nave sta per salpare, Paolo si fa accompagnare e lasciandosi accompagnare non smette di rimanere un compagno di viaggio attraverso la consegna di una parola capace di orientare e sostenere: <In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: “Si è più beati nel dare che nel ricevere!”> (At 20, 35). Non diversamente, anzi ancor più profondamente, lo stesso Signore Gesù, mentre la nave della sua Passione sta già mollando gli ormeggi per traversare la tempesta dell’odio e i marosi del rifiuto - i più ombrosi – ci ricorda e ci affida il segreto del suo essere per noi rivelazione del Padre con queste parole: <Io li custodivo nel tuo nome> (Gv 17, 12). Ora tocca a noi di custodire accompagnando e di accompagnare custodendo, lasciando che altri offrano a noi stessi questo servizio di amore per evitare di essere preda dei <lupi rapaci> (At 20, 29).

Signore, ti ringraziamo :infinitamente amati ed accompagnati da te, attingiamo la forza di essere compagni di via, di amare e rispettare i nostri fratelli, di esserne compagni consapevoli e per questo discreti. Grazie a te Signore, al tuo esempio di custode tenerissimo, giunge a compimento la risposta definitiva alla domanda rapace di Caino: “Sono forse io il custode di mio fratello?”. Per te, con te, Signore, sì lo siamo, per tua grazia, per tutti, per sempre. Alleluia! 



1. Card. F. MARTY, Toute ma vie j’ai cherché Dieu, Cerf, Paris 1994.