Oggi è la parola

Quale pace?
Sabato, 17 Agosto 2019
XX Domenica del T.O. (Gr 38, 4-6. 8-10 / Sl 39 / Eb 12, 1-4 / Lc 12, 49-57)   La lettera agli Ebrei ci invita a vivere <tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede> (Eb 12, 2)...

Sabato – V settimana T.P.

(At 16, 1-10 / Sl 99 / Gv 15, 18-21)

 

Al cuore del Vangelo vi è un’esortazione il cui tono sembra così supplichevole da indicare un’importanza del tutto speciale per il Signore Gesù: <Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”> (Gv 15, 20). Durante questa giornata sarebbe bello lasciarci lavorare interiormente da questa parola del Signore Risorto che ci viene rivolta personalmente e che, attraverso l’impegno di ricezione di ciascuno, potrebbe essere capace di plasmare e riplasmare - ogni giorno - non solo la nostra identità ecclesiale, ma pure la nostra attitudine ecclesiale. Senza mezze misure il Signore mette in evidenza l’inevitabile conflitto che la logica del Vangelo crea in rapporto alla vita di ogni giorno poiché contrasta con tutte le logiche vincenti che si basano sulla logica del profitto e non del servizio. La conseguenza sembra semplice e scontata: <Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia> (15, 19).

Parole forti, ma come tutte le parole che il Signore Gesù ci rivolge nel suo Vangelo, sono parole non automatiche. Il fatto che un conflitto si apra tra i credenti e l’ambiente circostante, non è, automaticamente, il segno di una persecuzione a causa del Vangelo. Vi è sempre un discernimento ulteriore da fare poiché potremmo essere perseguitati ed odiati non <a causa del mio nome> (15, 21) - come ci ricorda il Signore Gesù - ma a causa di noi stessi. Più precisamente e chiaramente a causa del nostro modo di servirci del Vangelo piuttosto che farci servi del Vangelo, il quale comporta un atteggiamento mai servile, ma sempre, piuttosto, di autentico e riconoscibile servizio. Alla fine di un’altra settimana pasquale siamo messi di fronte all’essenza di quella logica pasquale che dovrebbe essere il respiro di tutta la nostra esistenza e che pure sembra esigere un’attenzione e una vigilanza – di mente e di cuore – che non è mai scontata ed evidente, ed esige un costante ed interiore lavoro interiore di coraggioso discernimento.

Di ciò abbiamo una bella e incoraggiante testimonianza nella prima lettura ove possiamo contemplare la fatica del cammino degli apostoli i quali si trovano non solo confrontati con la persecuzione che viene dall’esterno, ma devono fare i conti con qualcosa di assolutamente imprevisto: <lo Spirito Santo aveva impedito loto di proclamare la Parola nella provincia di Asia> (At 16, 6). Non ci viene detto né come, né perché questo sia avvenuto eppure gli apostoli sono capaci di lasciarsi cambiare fino a saper mutare i loro progetti e rettificare lo loro rotte non solo esteriori, ma forse ben più faticosamente quelle interiori. Il rischio è di perdere l’attitudine del <servo> e identificare i percorsi del <Vangelo> (16, 10) con quei cammini che noi riteniamo essere adatti al Vangelo. Per aiutarci a non cadere in questa trappola sempre incombente ci pensa certo <il mondo> (Gv 15, 18), ma forse, ben più spesso di quanto riusciamo ad immaginare e a pensare, ci pensa talora, proprio attraverso il mondo, lo <Spirito Santo> (Gv 16, 6).

Signore Risorto, sembra proprio che il cammino di docile obbedienza ai tuoi cenni, non sia mai finito e mai sia scontato. Il mondo che ci portiamo dentro ha le sue esigenze e preme perché sia dato spazio alle nostre priorità, mentre il tuo Spirito ci impedisce sempre di accomodarci sul sofà di noi stessi e ci spinge… ci spinge lontano. Alleluia!