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Sabato, 24 Agosto 2019
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V Domenica di Pasqua

(At 14, 21-27 / Sl 144 / Ap 21, 1-5 / Gv 13, 31-35)

 

La conclusione della prima lettura di questa domenica ci fa già pregustare il fuoco della Pentecoste e la struggente nostalgia che segna il cammino dei credenti a partire dal momento dell’Ascensione del Signore che ritorna presso suo Padre. Siamo così sospinti verso il largo: <di qui fecero vela per Antiochia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto> (At 14, 26). Il Signore Gesù nel Vangelo ci aiuta a capire meglio cosa sia questa vela che è capace di portare la nostra vita sempre di più al largo permettendoci di avanzare sicuri e gioiosi sull’abisso del mare delle nostre paure e dei nostri timori. La sua parola è semplice, essenziale, fondamentale: <Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri> (Gv 13, 34). L’evangelista tiene a specificare come il Signore Gesù abbia atteso che Giuda fosse <uscito> (13, 31) prima di dare ai suoi discepoli il mandato di essere più che apostoli, dei veri riflessi della sua stessa unione con il Padre: <Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per altri> (13, 35).

Un segno distintivo dell’amore è la capacità di rispettare e, per certi aspetti, di amare persino il rifiuto dell’amore! Per questo il Signore lascia partire nella <notte> (13, 30) della sua scelta di un cuore turbato e deluso uno dei suoi apostoli, senza imporgli inutilmente il fardello di un appello ad amare cui ormai la vita di Giuda si è completamente chiusa. Il Signore Gesù ama fino a sapere portare una chiusura che non può essere forzata dall’amore se non nella forma dell’assoluto rispetto del non-amore. Come scriveva e continuava a dire Raoul Follerau: <La carità è l’ordine che regna nella stessa vita di Dio e si fa riflesso per noi della sua eternità> e aggiunge <solo così potremo diventare veramente umani>. Pertanto, la nostra umanità è come la nave evocata nella prima lettura: essa può avanzare sfidando le correnti e le onde o accondiscendendo ai venti solo nella misura in cui spiega la propria vela al soffio dello Spirito. La nota introduttiva del vangelo di oggi non è semplicemente un modo per contestualizzare la parola di Gesù ai suoi discepoli, ma ci permette di capire fino a che punto il <comandamento> (Gv 13, 33), che il Signore affida ai suoi, radichi in un’esperienza di dono assoluto. Solo <quando Giuda fu uscito dal cenacolo> (13, 31) consumando così il suo distanziarsi dal Signore Gesù, questi, invece di commentare il tradimento, si chiede e chiede un di più di amore, una misura ancora più grande di passione. Il Signore conosce il nostro cuore come conosceva il cuore di Giuda e sa bene quanto, la misura del nostro amore, sia povera e fragile. È per questo che non ci chiede di amare, ma ci chiede di imitare il suo amore facendocene avvolgere e, per la sua forza vitale, continuamente ricreare dalle fondamenta della nostra interiorità. Il Signore Gesù non si accontenta di dire: <che vi amiate gli uni gli altri>, ma aggiunge: <Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri> (13, 34).

Ciò che Giovanni attesta di vedere nell’Apocalisse è ciò che noi tutti attendiamo di vedere: <un nuovo cielo e una terra nuova> (Ap 21, 1). Questo nuovo cielo, questa nuova terra non possono che essere il frutto dell’accoglienza piena e generosa di quel <comandamento nuovo> (Gv 13, 32) che sta sulle labbra del Signor Gesù proprio come l’invito ad accoglierlo come <sposo> (Ap 21, 2) della nostra vita per farci iniziare all’arte dell’amore. E l’amore è sempre contemporaneo al desiderio che viene colto e accolto dall’occhio del cuore capace di vedere così in profondità da andare oltre ogni apparenza. L’amore è sempre <Ora> (Gv 13, 31) ed è nella forza di un presente assoluto capaci di dare futuro ad ogni memoria. 

Signore della tenerezza e della forza, Signore dell’amore, sempre oltre, senza misura…! Signore, nostro fratello, padre, madre, amico. Signore, che ci attiri a te per insegnarci l’alfabeto dell’amore continua a parlare al nostro cuore sussurrandoci i gesti e le parole che ci rendano un riflesso del tuo amore per i  fratelle e le sorelle che incontriamo sul nostro cammino.