Oggi è la parola

Lascia
Lunedì, 17 Giugno 2019
Lunedì – XI settimana T.O. (2Cor 6, 1-10 / Sl 97 / Mt 5, 38-42)   Sembra ci sia persino una certa contraddizione tra ciò che il Signore Gesù ordina ai suoi discepoli e quanto, invece, l’apostolo Paolo...

Ultime news

Su Settimana News una bella presentazione dell'ultimo libro di fr. MichaelDavide!

Venerdì – IV settimana T.P.

(At 13, 26-33 / Sl 2 / Gv 14, 1-6)

 

Paolo non esita a proclamare con una certa insistenza qualcosa che di certo non poteva essere indolore per i suoi ascoltatori: <Gli abitanti di Gerusalemme infatti e i loro capi non hanno riconosciuto Gesù e, condannandolo, hanno portato a compimento le voci dei Profeti che si leggono ogni sabato> (At 13, 27). Il <compimento> sembra passare attraverso la negazione e il rifiuto, ma si potrebbe dire che questo non è indispensabile, anche se, talora, sembra inevitabile. Eppure questa parola dell’apostolo è assai importante perché ci dà la possibilità di non lasciarci schiacciare e appiattire dalle nostre stesse resistenze alla grazia trasformandole, così, in autentiche occasioni di grazia. Paolo, con quella passione che lo caratterizza, conclude dicendo che <la promossa fatta ai padri si è realizzata> (13, 32). Questa parola è capace di aprirci alla speranza, poiché possiamo credere e sperare che, nonostante tutto e attraverso tutto, il disegno di Dio si va realizzando nella nostra esistenza e in quella di tutti i nostri fratelli e talora questa realizzazione avviene malgrado noi e attraverso le nostre stesse debolezze e resistenze.

La parola del Signore Gesù, di particolare tenerezza, non fa che confermarci nella speranza di essere in un processo che conoscerà il suo compimento: <Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore> (Gv 14, 1-2). In altre parole c’è posto per tutti e forse ancora più significativamente ci sono vari modi per portare a compimento quella grazia che ci abita comunque e ben più profondamente della nostra percezione sensibile. Il Signore non ci dice <io vi dico la verità>, ma di se stesso dice: <Io sono la via, la verità e la vita> (14, 6). Ciò risuona come invito ad accettare di condividere l’avventura di un cammino, nella certezza che esso conoscerà un compimento il quale, in realtà, già si realizza nel presente di una comunione radicale: <vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi> (14, 3).

Il nostro cammino, attraverso i giorni della letizia pasquale diventa per il discepolo che siamo e che stiamo ancora diventando, speranza di futuro; esso è segnato da un orizzonte chiaro e desiderabile che è la comunione con il Cristo Risorto, la quale ci permette di riannodare tutte le relazioni spezzate e ferite della nostra storia. Davanti a noi c’è dunque un futuro segnato dalla speranza di potersi ritrovare e di poter portare a compimento il progetto di comunione e di reciproca appartenenza. Questa certezza è ciò che può dare al nostro passo un’andatura più serena e persino allegra a motivo di una promessa amorosa che ci accompagna e ci attrae: <vi prenderò con me>! La domanda di Tommaso è legittima: <Signore, non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?> (Gv 14, 5). In realtà, ciò che il Signore ci rivela attraverso la figura del <dove>, è il <come> di una vita che diventa già aromatizzata dai profumi della risurrezione. Si tratta di cominciare a fare esattamente come il Maestro: prendere con noi ogni fratello e sorella che incontriamo sulla strada e trasformare la storia in una carovana di speranza. Se ci pensiamo bene, è proprio vero: <la promessa fatta ai padri si è realizzata> (At 13, 32).

Signore Gesù, la tua risurrezione è per noi fonte di speranza poiché, nel tuo mistero pasquale, ogni nostro passo non porta verso l’abisso del nulla, ma verso il compimento di ogni buon desiderio del nostro cuore. Donaci la forza e la dolcezza del tuo Spirito perché ogni nostra esistenza sia, in verità, un percorso di vita. Alleluia!