Oggi è la parola

Porta
Martedì, 25 Giugno 2019
Martedì - XII settimana T.O. (Gn 13, 2.5-18 / Sl 14 / Mt 7, 6. 12-14)   Sarebbe interessante fare attenzione, durante questa giornata, a quante volte siamo obbligati ad attraversare delle porte, di...

Giovedì – Ottava di Pasqua

(At 3, 11-26 / Sl 8 / Lc 24, 35-48)

 

Le parole di Pietro cercano di spiegare alla folla ciò che è appena accaduto alla Porta Bella del Tempio e, al cuore della sua spiegazione, vi è questa nota: <E per la fede riposta in lui, il nome di Gesù ha dato vigore a quest’uomo che voi vedete e conoscete; la fede che viene da lui ha dato a quest’uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi> (At 3, 16). Mentre Pietro cerca di spiegare al popolo il segno che la guarigione dello storpio vuole essere per tutti ossia un invito a rimettere in cammino la propria fede, il Vangelo ci mostra i due discepoli che sono appena rientrati da Emmaus, i quali <narravano ciò che era accaduto lungo la vita e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane> (Lc 24, 35). In realtà sul cammino che porta da Gerusalemme ad Emmaus, il Signore Gesù ha ridato vigore al cuore dei discepoli ormai chiusi in una tristezza piena di delusione e di frustrazione, proprio come Pietro e Giovanni hanno ridato vigore a quest’uomo, ormai abituato alla routine quotidiana, di essere portato alla Porta del Tempio per chiedere l’elemosina.

In ambedue i casi si rende necessaria però una spiegazione! Sembra non bastare che uno storpio riprenda a camminare, come sembra non sia neppure sufficiente ritrovare Gesù, invece che morto, più che vivente. I discepoli, in realtà, credevano di <vedere un fantasma> (Lc 24, 37). Ciò che viviamo, sia quando è fonte di tristezza come quando è fonte di gioia insperata, necessita di una buona misura di intelligenza. Davanti alla folla che si accalca <al portico detto di Salomone>> (At 3, 11), Pietro non si accontenta, anzi si schermisce per il fatto di essere oggetto di ammirazione e coglie l’occasione per aprire il cuore e la mente delle persone che sono accorse e lo fa in due momenti successivi. Dapprima distoglie l’attenzione da se stesso e da Giovanni, domandando con chiarezza: <perché continuate a fissarci come se per nostro potere o per la nostra religiosità avessimo fatto camminare quest’uomo?> (3, 12), di seguito lo annuncia con un vigore che ci riempie di stupore in un uomo come Pietro: <Dio, dopo avere risuscitato il suo servo, l’ha mandato prima di tutto a voi per portarvi la benedizione, perché ciascuno di voi si allontani dalle sue iniquità> (At 3, 26).

Nella sua prima apparizione all’interno del cenacolo il Signore Gesù segue la stessa logica. Prima di tutto offre un dono: <Pace a voi!> (Lc 24, 36). Subito dopo fa una domanda: <Perché siete turbati e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?> (24, 38). E di seguito enuncia un chiaro e nitido insegnamento: <Così sta scritto… Di questo voi siete testimoni> (24, 48). Il Risorto chiede dunque una memoria per ricordare, un’intelligenza per comprendere, delle gambe per correre a testimoniare. Il corpo ferito di Cristo Signore è la testimonianza del vigore della risurrezione, il nostro corpo segnato dalla memoria delle nostre ferite, può diventare testimonianza di un vigore totalmente nuovo e sconosciuto. Siamo noi che talora rischiamo di confondere il Risorto con un fantasma e siamo ancora noi che rischiamo di esserci rassegnati a chiedere l’elemosina invece di aprirci alla pienezza della vita. 

Signore Gesù, accogliamo con gratitudine il dono di quella pace che è frutto del dono della tua vita. O Cristo Risorto riconosciamo che la tua risurrezione ci restituisce alla dignità di essere tuoi fratelli. Maestro e Signore in te ritroviamo tutto il nostro vigore e riprendiamo a sperare. Alleluia!