Oggi è la parola

Fuoco
Martedì, 16 Luglio 2019
Mercoledì – XIV settimana T.O. (Es 3 passim / Sl 102 / Mt 11, 25-27)   Non saremo mai abbastanza stanchi di contemplare questo meraviglioso spettacolo in cui il Signore Dio <apparve in una fiamma di...

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Lunedì santo

(Is 42, 1-7 / Sl 26 / Gv 12, 1-11)

 

Il gesto di Maria non solo prepara la morte del Signore, ma ne percepisce intuitivamente tutto il suo valore e il suo profumo di vita. Il cuore di Maria viene contrapposto dall’evangelista Giovanni a quello di Giuda, il quale non percependo il cuore del Signore e la sua passione per l’umanità, non può che essere traditore dell’amore fino a vendere ciò che non si può in nessun modo né quantificare, né mercanteggiare. L’inizio della Settimana Santa coincide sempre con la sfida di assumere lo sguardo del cuore di Maria purificando profondamente il nostro cuore da quello che potremmo definire come non-sguardo di Giuda che, in realtà, considera e pondera attentamente, eppure non comprende in verità solo perché non si lascia interrogare dall’amore e, perciò, resta insensibile ai suoi gesti che sono i più semplici, i più antichi e i più umani. Per entrare in questo “sguardo” la Liturgia ci fa leggere i Carmi del Servo del Signore del profeta Isaia e, in questo modo, purifica tutte le nostre attese da ogni immagine messianica giustiziera e vendicatrice tanto che: <non griderà né alzerà il tono> (Is 42, 2).

Siamo così invitati ad entrare in un respiro di attenzione alle fragilità e alle potenzialità proprie di un amore disarmato e, nello stesso tempo, ardente. Ci sono dei momenti in cui il Signore attende da noi che gli doniamo ciò che nessun altro può dargli come il profumo nella casa di Betania e quell’<ora sola> (Mt 26, 40) che Gesù richiede ai suoi discepoli più intimi di essere capaci di vegliare con Lui per non lasciarlo solo nella tristezza e nell’angoscia. Mentre si avvicina il tempo della sua passione, il Signore si identifica sempre di più con quei <poveri> (Gv 12, 8) di cui sembra interessarsi Giuda. Come spiega un maestro spirituale dei nostri tempi: <In quest’ora precisa, nell’imminenza della passione, non c’è nessun povero che sia più povero di Gesù. È lui ad avere preso il posto dei poveri, il più povero di tutti, avendo indossato tutta la povertà del mondo, avendo occupato quell’ultimo posto che nessuno mai potrà togliergli>. Sempre l’abate André Louf aggiunge: <Ci sono dei momenti – come durante la Settimana Santa – in cui Gesù povero e sofferente diventa la prima urgenza, la priorità assoluta della sua Chiesa e in cui davanti all’abbassamento di Dio ogni altra povertà impallidisce>1.

Di questa povertà siamo chiamati a farci custodi facendo sempre di più nostro lo sguardo di Maria e sprecando nei gesti dell’amore tutti i profumi di cui la nostra umanità si spera capace. Nel tempio ogni giorno i sacrifici si consumano sull’altare sempre mescolati ai profumi, Maria intuisce che l’offerta unica ed eterna è il corpo di Cristo e per questo ne profuma il corpo che è, al contempo, offerta e Tempio. Il gesto di Maria non solo conforta il cuore di Gesù ma rivela il suo mistero. Il fatto che ad essere profumati siano i piedi e non il capo, dice come la regalità profetica e sacerdotale di Cristo – in ebraico Messia/Unto – si gioca a livello dei piedi e non della testa, nell’umile e amoroso servizio piuttosto che nell’esercizio del controllo e del potere. La presenza di <Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti> (Gv 11, 1) rende Maria ancora più coraggiosa e il suo gesto dice una incrollabile fede nel fatto che quel corpo così amato e così amante non potrà conoscere corruzione alcuna ed è così promessa di festa e pregusto di gioia. Il gesto di Maria silenzioso e così sovranamente indifferente alle illazioni di Giuda sembra dire a Gesù: <il mio cuore non teme!> (Sal 26, 3). Cosa ci può essere di più povero di un Dio che si consegna alle nostre mani? Da Maria impariamo a prendercene cura amorevolmente! E i <poveri> di certo non saranno dimenticati.

Impariamo da Maria a prenderci cura di te, Signore, a dimostrarti il nostro amore nell’adorazione silenziosa, nello spreco di unguento prezioso, che non va perduto, ma fruttifica e germoglia, nell’umana comprensione per i tuoi piedi, per il cammino percorso sui sentieri della tua terra e nelle vie impossibili dei nostri cuori. Impariamo così a guardare a te con amore e a mostrarlo, con gesti feriali e semplici, che rivelano il nostro cuore di poveri e ci avvicinano realmente ai poveri che tu non abbandoni mai. Kyrie eleison!


1. A. LOUF, Seul l’amour suffit, DDB, Paris 1984, p. 58.