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Lunedì, 17 Giugno 2019
Lunedì – XI settimana T.O. (2Cor 6, 1-10 / Sl 97 / Mt 5, 38-42)   Sembra ci sia persino una certa contraddizione tra ciò che il Signore Gesù ordina ai suoi discepoli e quanto, invece, l’apostolo Paolo...

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Su Settimana News una bella presentazione dell'ultimo libro di fr. MichaelDavide!

Domenica della Palme

(Lc 19, 28-40)

 

La parola che il Signore rivolge ai farisei che gli chiedono di mettere a tacere i discepoli e la folla può essere assunta come chiave di lettura e portale di ingresso per la Settimana Santa: <Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre> (Lc 19, 39). Le pietre che solitamente hanno un valore alquanto negativo, perché indicano la durezza e chiusura del cuore, come pure una certa modalità inerte della vita spirituale, diventano qui il segno di una radicale trasformazione. Proprio domenica scorsa abbiamo letto di come Gesù sulla spianata del tempio abbia fatto cadere dalle mani degli accusatori di una donna le pietre della durezza e della disumanità. Il vangelo di Luca, nel racconto della Passione ci offre alcuni particolari. Accanto a Gesù, la presenza di due <malfattori> diventa per Luca l’occasione per dare ancora una volta la parola al perdono che si fa promessa: <Oggi con me sarai nel paradiso> (23, 43). Questo malfattore riconosce in Gesù la speranza, non di essere sottratto al suo supplizio, ma di avere la possibilità di attraversarlo in modo completamente diverso e, in ogni modo, non più da solo.

Il Signore restituisce al “buon ladrone”, come comunemente lo chiamiamo, la gioiosa possibilità di poter riscoprire la sua radicale innocenza. La croce, non solo quella di Gesù, ma pure quella del ladrone, diventa il luogo di un parto ove la nostra umanità può aderire pienamente al mistero di quel bambino a lungo negato, e il quale è riscoperto proprio nel momento della <giusta> punizione. Finalmente un uomo <condannato alla stessa pena>, permette a quest’altro che tutti ci rappresenta, di confessare la sua pena e di rivelare il suo desiderio più profondo: chiedere di essere portato in braccio nel regno dei cieli, nel paradiso, nella vita, nell’amore, nel desiderio, nella speranza.

In questa figura si ricapitolano tutte quelle figure che costellano il vangelo di Luca: dal figlio prodigo, alla peccatrice, a Zaccheo, al pubblicano che non osa levare lo sguardo verso il cielo… a noi! Entriamo dunque nella celebrazione dei misteri di questa Settimana santa seguendo certamente il Signore Gesù che sale al Calvario con la sua croce, ma vogliamo salire anche noi con la nostra croce, con la croce che siamo. La speranza più grande è quella che questi giorni possano essere, per ciascuno di noi una, vera scuola di vita che non può mai omettere la lezione fondamentale sul mistero della sofferenza e della morte. Oggi leviamo in alto le palme come i bambini di Gerusalemme e prepariamo noi stessi ed essere innalzati alla stessa altezza del Crocifisso per potergli infine parlare in una intimità e una verità che ci renderà capaci di pensare a noi stessi in un modo completamente nuovo. Siamo ormai vicini alla <discesa del monte degli Ulivi> (19, 37) che precede di poco l’erta del Calvario, ma non siamo soli… e non lasciamolo solo! Allora la morte – ogni morte – non sarà che una porta spalancata di <paradiso>. Sì, le <pietre> (19, 40) dei nostri cuori, addolciti dalla grazia di questi giorni, potranno stupirsi ancora davanti alla pietra rotolata via dal sepolcro e intoneranno, presto, il canto della vittoria dell’amore.

Luca ci ricorda che <Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme> (19, 28)! Con queste parole cominciamo questa Settimana Santa. Il Signore Gesù è avanti a noi e ci apre la strada verso quell’esodo di cui aveva parlato con Mosè ed Elia sul Tabor (9, 31). Il Signore Gesù non entra a Gerusalemme a piedi, ma chiede ai suoi di procurargli un puledro spiegando e facendo spiegare che <il Signore ne ha bisogno> (19, 31.34). Ben misterioso è questo puledro di cui Gesù ha bisogno per entrare a Gerusalemme ma soprattutto ne ha bisogno per salirci sopra: <gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù> (19, 35). Certo è un modo per affermare visivamente un profondo legame con l’autocoscienza di Gesù quale Messia nella linea propria di Davide re e pastore che su quella medesima <erta degli Ulivi> (cfr. 2Sam 15, 30) aveva conosciuto il massimo della sua umiliazione; è anche un modo per dire quanto in Gesù si compia la profezia del re mite ed umile di cui aveva parlato Zaccaria (Zc 9, 9). 

Signore Gesù il mistero della tua croce, continuamente ci ferisce e ci provoca, incarnato del dolore di tanti fratelli. E pietre sono i nostri cuori, perché troppo dolore può indurire, pietre che piangono, perché il dolore di chi amiamo ed anche di tanti fratelli lontani provoca uragani nel cuore… pietre che possono gridare, non solo lo scandalo della Croce, ma lo stupore infinito e la gioia, la speranza rinata nel contemplare la tua Resurrezione… pietre che spalancano i sepolcri e diventano luce, nella tua luce. Kyrie eleison!