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Lunedì, 17 Giugno 2019
Lunedì – XI settimana T.O. (2Cor 6, 1-10 / Sl 97 / Mt 5, 38-42)   Sembra ci sia persino una certa contraddizione tra ciò che il Signore Gesù ordina ai suoi discepoli e quanto, invece, l’apostolo Paolo...

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Su Settimana News una bella presentazione dell'ultimo libro di fr. MichaelDavide!

Venerdì – V settimana T.Q.

(Gr 20, 10-13 / Sl 17 / Gv 10, 31-42)

 

Diventare come <dèi> (Gv 8, 34) è la via per essere veramente <uomo> secondo Dio a partire da quel progetto di umanità che si rivela nella carne e nel cuore del Verbo. Veramente si può dire che il Signore Gesù si mostra capace di convertire quelle <pietre> (10, 31) che i Giudei raccolgono per lapidarlo trasformandole nel pane di una parola che cerca di nutrire il cuore e di aprire gli occhi dell’anima alla riconoscenza e all’incontro con il Signore che si offre come luce. Geremia e Gesù sembrano trovarsi al centro di un amaro conflitto, ma in realtà la loro presenza mette a nudo un conflitto ben più vero e profondo. Quello che abita le profondità del nostro cuore umano che troppo spesso, come diceva Geremia ed Ezechiele unitamente a tutti i profeti, con il suo essere di <pietra e non di carne> (Ez 36, 26) rischia di rendere i territori consegnati alla nostra umanità non solo terribilmente aridi, ma pure difficilmente guaribili: <Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta> (Gr 20, 10). Il Signore Gesù oppone alla violenza dei Giudei, che vogliono sbarazzarsi della parola del Maestro di Nazaret, un apppello alla verità che non è dichiarazione di verità – di questo i suoi interlocutori si fanno un punto di onore – ma un lasciarsi attraversare dalla luce della verità accettando che le tenebre della paura e dell’egoismo si dissipino.

Quando il Signore Gesù richiama alla grandezza e alla bellezza della verità, prima di tutto non punta il dito su quelli che sono i limiti e le cattiverie, ma rammenta la sublime vocazione di intimità con il Padre cui ogni persona è chiamata e di cui Egli si fa testimone e mediatore: <Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre> (Gv 10. 37-38). Un notabile pagano dell’antichità diceva questo dei cristiani: <Sono delle persone ordinarie con delle straordinarie pretese> . Di fatto è la stessa accusa mossa contro Gesù: <perché tu, che sei uomo, ti fai Dio> (10, 33). Sotto questa critica, che religiosamente parlando è più che fondata, si nasconde un modo di concepire Dio nel senso di qualcuno che tiene alla propria diversità esclusiva, mentre il Signore Gesù ci rivela un’immagine di Dio completamente diversa e interamente aperta a condividere la sua stessa natura che si manifesta in quelle <opere buone da parte del Padre> (10, 32) e che si rende percepibile nella vita dei suoi figli. Se Gesù ha ragione, allora quante realtà così squisitamente religiose rischiano di perdere il loro senso perché private di quel fondamento di venerazione impaurita e intrisa di complessi di cui spesso si nutre.

Il Signore Gesù non si accontenta più di compiere dei segni! Mentre la sua Pasqua si avvicina ci fa segno e aspetta il nostro modo di reagire. Quando qualcuno fa segno si aspetta che si lasci ciò che si ha tra mano – possono essere delle pietre come dei fiori – per consegnarsi ad un’avventura che è un cammino fatto insieme. La cosa peggiore non sono le pietre della nostra avversione né i fiori della nostra futilità e leggerezza, ma la nostra indifferenza ad ogni segno e ad ogni richiamo che, molto prima di uccidere qualcuno, in realtà ha ucciso noi stessi. Come potremmo pregare e fare nostre le parole appassionate di Davide nel suo inno di ringraziamento se ci lasciamo seppellire vivi dalla nostra insensibilità? Speriamo di poter cantare a nostra volta sempre e nonostante tutto: <Ti amo, Signore, mia forza, Signore mia roccia, mia fortezza, mio liberatore> (Sal 17, 2).

Converti il nostro cuore, Signore, da cuore di pietra, rigido, indifferente, freddo ad un cuore vivo e pulsante, che canta, che muove la corsa e ci fa lasciare ogni ingombro, abbandonare tutto ciò che rallenta il passo e può frenare le parole dell’amore, quella risposta, che desideriamo tanto dare al tuo richiamo che è nostra roccia, nostra forza, nostro rifugio, nostro tutto. Kyrie eleison!