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Lunedì, 17 Giugno 2019
Lunedì – XI settimana T.O. (2Cor 6, 1-10 / Sl 97 / Mt 5, 38-42)   Sembra ci sia persino una certa contraddizione tra ciò che il Signore Gesù ordina ai suoi discepoli e quanto, invece, l’apostolo Paolo...

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Su Settimana News una bella presentazione dell'ultimo libro di fr. MichaelDavide!

Mercoledì – V settimana T.Q.

(Dn 3 passim / Sl: Dn 3 passim / Gv 8, 31-42)

 

Ciò che mette a disagio i Giudei davanti al Signore Gesù e ciò che lascerà interdetto lo stesso Pilato è il mistero così fulgido da essere quasi abbagliante della sua libertà. Proprio la libertà è una parola chiave della nostra umanità e, oggi più che mai, è l’anelito non solo dei popoli, ma il desiderio e il lavoro di ogni uomo e donna sotto il cielo. Dal Signore Gesù e da tutti coloro che come i giovani di cui ci parla la prima lettura non abdicano a se stessi possiamo lasciarci accompagnare e guidare in questo irrinunciabile cammino senza il quale rischiamo di essere la caricatura di quella immagine divina nel cui stampo, sempre unico e inimitabile, siamo stati creati. Il Signore Gesù è posto dalla contrapposizione dei suoi avversari al cospetto della verità di se stesso che non gli permette di mentire e costringe il suo interlocutore ad essere altrettanto vero nel riconoscere di non essere altrettanto sufficientemente libero proprio perché non si è capaci di sopportare la libertà dell’altro: <Ora invece cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio> (Gv 8, 40).

I Giudei protestano la loro identità che è basata sulla fede come fedeltà a Dio che si esprime attraverso la minuziosa osservanza della Torah e di tutte le prescrizioni della tradizione, secondo questa sensibilità differenziarsi dai pagani significa farsi notare per la propria docilità e il proprio servizio. Gesù sconvolge radicalmente questo sistema nella misura in cui rivendica per se stesso e offre come dono agli altri una relazione con il Totalmente Altro intessuta di totale libertà. A fondare questa reciproca libertà è la gratuità che è il volto stesso di Dio: <Io dico quello che ho visto presso il Padre> (8, 38). In questo medesima logica si muovono i tre giovani che Nabucodonosor cerca di asservire perché la loro libertà sradicherebbe il sistema su cui poggia il suo potere. La loro scelta di fedeltà a Dio non è una forma analoga di garantismo che starebbe a fronte di ciò che vorrebbe promettere il re, non dipende dal fatto che Dio li aiuti, ma attesta che la loro scelta non nasce dalla certezza più o meno ingenua di ricevere dei benefici e dei vantaggi, nemmeno di avere salva la vita, ma dipende dall’onore e dalla dignità delle proprie convinzioni che rimagono autonome persino da Dio.

La verità che Gesù ci propone, meglio sarebbe dire alla luce della quale Gesù si propone <rivela il male che ci abita nella calda luce del perdono. Tanto che mostrandosi ferito eppure sempre amante della nostra umanità, il Salvatore lascia sempre aperta una breccia attaverso la quale accedere alla sua misericordia>1. Ciò che Gesù cerca di spiegare ai Giudei è che il peccato non è la semplice infrazione di un codice morale o spirituale, bensì una ferita inferta all’amore, di conseguenza anche la fedeltà non si identifica con l’osservanza ma con un amore continuamente rinnovato. Tutto ciò rende più difficile giudicare e terribilmente radicale il giudizio che proprio il mistero della croce di Cristo, come atto assoluto di libertà da ogni asservimento alla paura, pronuncia su ciascuno dei nostri percorsi di uomini e donne, di discepoli, chiamati a dimostrare, con la propria libertà, di avere veramente incontrato il Signore della vita. Custodiamo nel nostro cuore e lasciamoci come interiormente cullare da queste dolcissime parole del Signore che come <vento pieno di rugiada> (Dn 3, 50) ci conforta il cuore: <Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi> (Gv 8, 31-32). 

Signore,come vento sui campi, come rugiada sul terreno è la tua parola. Noi desideriamo restare saldamente radicati in te e, da te, imparare a muoverci, ad esistere, in quella libertà che tu hai saputo portare sin sul legno della croce. Libertà crocefissa, ma incrollabile; libertà incompresa, ma salda come la roccia; libertà negletta, ma imprevedibile, luminosa e affascinante come un’armonia divina. Kyrie eleison!


1. H. GUILLEZ, Le Compagnon de Careme, (Magnificat - Hors-série/23-2010) p. 65.