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Lunedì, 17 Giugno 2019
Lunedì – XI settimana T.O. (2Cor 6, 1-10 / Sl 97 / Mt 5, 38-42)   Sembra ci sia persino una certa contraddizione tra ciò che il Signore Gesù ordina ai suoi discepoli e quanto, invece, l’apostolo Paolo...

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Su Settimana News una bella presentazione dell'ultimo libro di fr. MichaelDavide!

Martedì – V settimana T.Q.

(Nm 21, 4-9 / Sl 101 / Gv 8, 21-30)

 

La diatriba tra Gesù e i Giudei è un vero e proprio dialogo tra sordi. Se il Signore per parlare di se stesso si riferisce al Nome – alla realtà – rivelata a Mosè sul Sinai reclamando di “essere” attraverso l’uso della formula <Io sono> (Gv 8, 24), a giudizio de Giudei egli rafforza e conferma la sua natura di usurpatore. Se, infatti, il Signore Gesù dicesse il vero, allora si renderebbe necessario e urgente volgersi alla sua persona proprio come il popolo si volse verso il <serpente> (Nm 21, 8) innalzato da Mosè nel deserto. Volgersi ad una persona viva e parlante per farsi, insieme e onestamente, interpreti della Legge scritta complica ogni cosa e rischia persino di essere insopportabile e ritenuto altamente pericoloso. Si chiede il Predicatore Pontificio: <In che senso il crocifisso è la rivelazione suprema del Dio vivente?>. La risposta è la seguente: <Nel senso che la croce è il “no” più terribile e solenne al peccato e il “sì” più amoroso offerto al peccatore>1. La manna viene considerato come <cibo così leggero> (Nm 21, 5) proprio come noi rischiamo di considerare l’amore che continuamente ci viene offerto e che siamo incapaci di gustare a motivo della povertà e immaturità dei nostri sensi spirituali e la nostra indisponibilità a nutrire le nostre relazioni in modo quotidiano senza abbuffate e nel rispetto dei tempi e dei modi dell’assimilazione e della metabolizzazione dei principi vitali.

Cosa mai può significare l’invito fatto dal Signore al popolo attraverso il suo servo Mosé di cercare e trovare salvezza guardando verso <un serpente di bronzo> (Nm 21, 9)? Semplicemente viene offerta una via ed una possibilità per passare dalla mormorazione, che è sempre una forma di violenza e di aggressione, ad un atteggiamento di fiducia che comincia sempre con il sapersi fidare di piccoli segni e di minimi indizi che promettono la salvezza e la vita. Proprio come avviene in ogni amore tra persone che, per durare, non può fidarsi di grandi cose, ma è chiamato a rifondarsi continuamente su quelle piccole. Il cammino quaresimale ci chiede di fissare gli occhi del nostro cuore non su un serpente di bronzo, ma sul Cristo innalzato nell’impotenza della croce. Guardando al Crocifisso ci è data la possibilità di riconciliarci con la nostra debolezza, con la nostra fragilità, persino con il nostro peccato che può essere vinto solo da una capacità di rinnovare la fiducia in una relazione – quella con il Signore Gesù – che può profondamente guarirci: <Se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati> (Gv 8, 24).

Quella del Signore Gesù non è una minaccia, è un invito a riprendere lo sguardo, ad accettare di incrociarlo in modo da ritessere la storia d’amore che rischia di interrompersi talora per qualche dolore, ma molto spesso semplicemente per noia. I figli di Israele dicono di essere <nauseati> (Nm 21, 5) proprio come capita a noi nei confronti di noi stessi, degli altri e persino di Dio. Davanti a questo pericolo che può diventare una vera e propria tentazione, il Signore ci rivela la grandezza e l’infinita bellezza della sua intimità con il Padre: <Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo> (Gv 8, 29). Questa certezza accompagnerà Gesù fino alla fine tanto da poter ripetere la stessa cosa nel momento della più grande solitudine e del più terribile abbandono: <io non sono solo, perché il Padre è con me> (16, 32).

Signore Gesù, noi ti chiediamo di aprire il nostro cuore, sempre più profondamente, alla relazione con te e con le persone che con noi percorrono il cammino, sapendone avere cura e nutrendo ogni rapporto con il cibo semplice della quotidianità, che rifugge dalle grandi cose ed ama la terra, il seme, il germoglio, il pane spezzato e condiviso per un cammino fatto di piccoli passi e di rinnovato “inizio” che guarisce, protegge e fa’ vivere. Kyrie eleison!


1. R. CANTALAMESSA, La montée au Sinai, St Paul, Versailles 1996, p. 45.