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Lunedì, 17 Giugno 2019
Lunedì – XI settimana T.O. (2Cor 6, 1-10 / Sl 97 / Mt 5, 38-42)   Sembra ci sia persino una certa contraddizione tra ciò che il Signore Gesù ordina ai suoi discepoli e quanto, invece, l’apostolo Paolo...

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V Domenica di Quaresima

(Is 43, 16-21 / Sl 125 / Fil 3, 8-14 / Gv 8, 1-11)

 

La donna che la Liturgia ci fa contemplare in questa domenica prende, per così dire, il posto di Lazzaro. Il dialogo con il Padre che Gesù vive davanti alla tomba di Lazzaro, mentre i Giudei cercano di capire che cosa significhi realmente essere amici del Signore, diventa in questo anno liturgico dialogo con una donna. Senza nome, questa donna, prende volto a partire dalla parola e dai gesti che il Signore compie per lei… come per ciascuno di noi. Nel cammino della nostra vita in cui tutti, seppure in modi diversi, abbiamo il compito di trovare il nostro spazio a partire dallo sguardo degli altri che si posa su di noi, questa donna ci fa segno e diventa segno. Siamo chiamati a trovare e mantenere il nostro giusto posto: esattamente di fronte al Signore Gesù. Mentre <scribi e farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio> (Gv 8, 3) come un caso da risolvere evitando di creare pericolosi precedenti, il Signore Gesù che ha il coraggio di rivolgerle direttamente una parola facendola così uscire dall’anonimato e riconoscendole una dignità fondamentale che nessun peccato può infangare: <Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?> (Gv 8, 10).

Abbiamo bisogno ogni giorno di ritrovarci soli con Gesù non per essere assolti dal nostro peccato con un colpo di spugna, ma per essere rilanciati verso la vita con una vocazione che ha il tono dell’invocazione: <va’…> (Gv 8, 11). Questo invito ad andare è ciò che ci ridona la possibilità di dare un nuovo volto alla nostra vita anche quando dobbiamo dire con l’apostolo: <non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro…> (Fil 3, 13-14). Il Signore con il suo sguardo e la sua parola ci permette ogni giorno di riprendere la corsa della vita guardando a ciò che abbiamo davanti a noi come possibilità per non lasciarci impietrire dai nostri stessi errori e dai nostri dolori. Quest’oggi siamo chiamati ad identificarci con questa donna cui il Signore restituisce la possibilità di riprendere a camminare con una coscienza ancora più grande. Dobbiamo anche riconoscere che assomigliamo pure a quegli uomini che hanno già in mano una pietra da scagliare per evitare la fatica di riconoscere il proprio dolore e la propria erranza. Non si tratta solo di evitare di essere lapidati, è necessario fare attenzione a non lasciarsi conquistare dalla follia di passare tutta la vita con una pietra in mano in cui si rispecchia, tanto miseramente niente altro che il nostro cuore di pietre e non ancora di carne (cfr. Ger 31, 18).

Hanno ben ragione questi farisei di voler incriminare questa donna sorpresa in flagrante adulterio; hanno ragione di incriminare Gesù che si oppone all’applicazione della Legge, e infine lo condanneranno secondo <la Legge> (Fil 3, 9), ma contro il cuore della Legge. Davanti alla spianata del Tempio è come se si facessero le prove generali del processo e della condanna di Gesù stesso: al centro vi è il mistero dell’umanità misera che accoglie la misericordia divina. Tutta la scena è dominata dal grande silenzio di questa donna che sa bene di essere colpevole e non dice una sola parola per giustificarsi. Ella attende la condanna o la misericordia come qualcosa che non dipende da se stessa. Icona meravigliosa della nostra originale innocenza che non può che confidare nella misericordia. Tutti nel profondo, sappiamo bene di non avere altra speranza se non la misericordia. Il Signore Gesù partecipa di questo silenzio e, in questo silenzio di fondo, vivrà la sua stessa Passione durante la quale, alle brevi parole che dirà, accompagnerà un grande silenzio di attesa… fino alla consumazione di tutto.

Signore Gesù, come ci sorprende quel tuo chinarti e scrivere nella polvere! Non importa che cosa tu hai scritto, ma come lo hai fatto, perché la forza di quel gesto ci richiama continuamente a liberare il cuore e la mente da giudizi e pregiudizi che insidiano le relazioni tra fratelli. Ripeti anche a noi, Signore quel “Va’ e non peccare più” e, consapevoli di essere tutti peccatori, tutti bisognosi di perdono e già accolti nel tuo cuore, se ti ascoltiamo correremo incontro alla vita e testimonieremo l’infinita riconoscenza per la tua misericordia! Kyrie eleison!