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Lunedì, 17 Giugno 2019
Lunedì – XI settimana T.O. (2Cor 6, 1-10 / Sl 97 / Mt 5, 38-42)   Sembra ci sia persino una certa contraddizione tra ciò che il Signore Gesù ordina ai suoi discepoli e quanto, invece, l’apostolo Paolo...

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Su Settimana News una bella presentazione dell'ultimo libro di fr. MichaelDavide!

Sabato – IV settimana T.Q. 

(Gr 11, 18-20 / Sl 7 / Gv 7, 40-53)

 

Attorno al Signore Gesù si scatena un grande chiacchiericcio. C’è chi dice che è <davvero il profeta!> (Gv 7, 40), c’è chi dice nientemeno che egli è <il Cristo!> (7, 41)! Eppure per alcuni, forse un po’ più colti e meno ingenui, si pone il grande problema di quella sua provenienza - dalla <Galilea> - che depone a suo sfavore. L’evangelista non ha nessun timore ad annotare con realismo un po’ di umorismo che <tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui> (7, 43). Questo dissenso tra la gente, diventa una scelta da parte dei notabili del popolo i quali cercarono di <arrestarlo> (7, 44). Pertanto sono proprio le guardie, incaricate di mettere le mani su Gesù, a rivelarsi capaci di andare oltre il contrasto accademico ed emotivo, per lasciarsi toccare e interpellare dall’<uomo> (7, 46) con il quale, un mandato come tanti altri, li obbliga ad incontrarsi. Le guardie si lasciano interpellare da una distinzione che risulta fondamentale: la differenza tra i il “dire” e il “parlare”. Infatti, la risposta delle guardie è sorprendente: <Mai un uomo ha parlato così!>. Ciò che si dice attorno a Gesù e si continua a vociferare su di lui, rischia di non essere altro che un muro eretto dalla paura di lasciarsi veramente incontrare dalla sua verità, fino ad accettare di essere destabilizzati da quest’incontro.

La spada della parola che si rivela nella persona del Signore Gesù è capace di fare di più di quella che le guardie dovrebbero usare contro Gesù perché, penetrando nel più profondo di noi stessi, è capace di mettere a nudo ciò che di meglio c’è dentro il cuore dell’uomo e che, in modo del tutto naturale, si sente attratto dalla verità. L’intuizione di una promessa di crescita nella relazione con il Signore, esige un’apertura che comincia sempre con l’inevitabile e imprescindibile passo della rinuncia alle precomprensioni: le guardie a differenza di tutti gli altri si rivelano capaci di fare un passo indietro. In caso contrario non può che avvenire un triste rigurgito come quello con cui si conclude il vangelo di quest’oggi: <E ciascuno tornò a casa sua> (Gv 7, 53). Potremmo aggiungere - chiudendo la porta ad ogni progresso, ad ogni cammino, ad ogni incremento di vita per timore di dover riconoscere, con semplicità - di aver dovuto accogliere qualcosa di nuovo nella propria vita che comporta, talora, il necessario e umile riconoscimento che ci è capitato di sbagliarci su qualcuno, su qualcosa.

Chissà forse è più comodo essere schiavi di se stessi che essere liberi da se stessi per mettersi in cammino con gli altri! Eppure la parola del profeta Geremia ci ricorda che dobbiamo fare i conti con il <giusto giudice> che prova <il cuore e la mente> (Gr 11, 20) fino a smascherare i nostri <intrighi> (11, 18). Normalmente quando si ordisce una trama di intrighi contro qualcuno, si rimane impigliati tanto da non sapere più come uscirne e uno dei modi è quello di accusare gli altri di ciò che dovremmo accusare in noi stessi: <Vi siete lasciare ingannare anche voi?> (Gv 7, 47). Questo ci spinge a diventare terribilmente ingiusti e violenti fino a dire: <Ma questa gente che non conosce la Legge, è maledetta!> (Gv 7, 49).

Signore Gesù, le tue parole ci toccano il cuore e i tuoi gesti ci confortano e ci illuminano. Eppure anche a noi capita di avere paura della tua libertà, della tua profondità, della tua sapienza che smaschera tutte le nostre chiusure. Donaci di saperci fare discepoli di coloro che, benché più lontani o meno attrezzati, riescono a capirti di più. Kyrie eleison!