Oggi è la parola

Il tuo nome è Servo, alleluia!
Venerdì, 24 Maggio 2019
Sabato – V settimana T.P. (At 16, 1-10 / Sl 99 / Gv 15, 18-21)   Al cuore del Vangelo vi è un’esortazione il cui tono sembra così supplichevole da indicare un’importanza del tutto speciale per il Signore...

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                                    Pasqua 2019   “Credere nella Risurrezione non è un atto razionale né volontaristico, ma è uno stare sulla soglia, come l’altro discepolo, per poter entrare e ricredere sempre ogni volta, ogni Pasqua.” (Anonimo)...

Venerdì – I settimana T.Q.

(Ez 18, 21-28 / Sl 129 / Mt 5, 20-26)

 

La parola che il Signore Dio pronuncia per mezzo del profeta sembra quasi un tentativo per riportare ordine e armonia nel nostro modo di pensare e di agire: <Forse che io ho piacere della morte del malvagio o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?> (Ez 18, 23). Dopo aver messo sul piatto tutte le possibilità in quella che può essere la reazione del peccatore davanti all’opportunità della conversione, la prima lettura si conclude in modo solenne in cui si riflette il desiderio e la speranza che Dio ha per ognuno di noi: <Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà> (18, 28). La speranza di Dio per ciascuno di noi diventa, nella parola del Signore Gesù, una sorta di sfida: <Se dunque tu presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono> (Mt 5, 26). 

Il Signore Gesù ci porta così ancora un poco più oltre e invece di essere semplicemente e comodamente spettatori del cammino di conversione dell’altro ci chiede di diventare facilitatori persino della riconciliazione di chi ha <qualcosa contro di te>. A noi sembrerebbe più che sufficiente e più che meritorio essere capaci di perdonare e di riaccogliere nell’abbraccio della nostra fraternità coloro che ci hanno fatto del male e, invece, il Signore Gesù ci chiede di fare il primo passo quasi per sollevare il fratello dall’imbarazzo di riconoscere il proprio errore e di chiedere perdono. San Giovanni Cristostomo non esita a dire con forza e grande chiarezza: <Quando rifiuti di perdonare il tuo nemico, arrechi torto a te, non a lui. Ciò che stai preparando è un castigo per te nel giorno del giudizio>[1]

Rimanendo nella logica del Patriarca di Costantinopoli che si fa interprete del cuore del vangelo potremmo dire che <quando apri al nemico la strada della riconciliazione, arrechi vantaggio a te, non a lui>. Questo perché neutralizzare il male che rischiamo di farci vicendevolmente significa un vantaggio per tutti poiché riporta la nostra vita a quell’armonia senza la quale anche le cose più belle perdono di slancio e di forza. Del resto se riflettiamo attentamente sulla nostra vita e su quella dello stesso cosmo non sono altro che un continuo miracolo di armonia che è frutto del prodigio di quel continuo perdono che Dio offre ad ognuna delle sue creature. Possiamo e dobbiamo veramente fare nostre le parole del salmo: <Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi ti può resistere?>. 

Il semplice fatto che sussistiamo, in comunione tra di noi e in armonia con il resto del creato, è la prova che il Signore non considera le colpe ma, sempre come ci fa pregare il salmo, <con il Signore è la misericordia e grande è con lui la rendenzione> (Sal 129, 3. 7). Quanto grande dunque deve essere la nostra reciproca misericordia per poter godere del dono rinnovato di un’armonia di cui siamo noi stessi artefici semplici ma necessari.

La Tua parola è forte Signore e ci mette in crisi: <va’ prima!>. Prima di tutto, prima di sostare davanti all’altare, prima che si presentino offerte raccolte con devozione e donate con amore, prima che sia l’altro a fare il primo passo, prima di tutto, vi sia il movimento del nostro cuore che ricompone la lacerazione, che agisce per-dono, che ricrea l‘armonia perduta. Guidaci tu, Kyrie eleison!

 

1. GIOVANNI CRISOSTOMO, Discorsi, 2, 6.