Oggi è la parola

Convertire… in regalità
Lunedì, 25 Marzo 2019
Martedì – III settimana T.Q. (Dn 3, passim / Sl 24 /Mt 18, 21-35)   Il lamento di Daniele trova una risposta nella parabola che il Signore Gesù racconta a Simon Pietro per rispondere alla sua domanda...

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Sul nostro blog, un omaggio di fr. MichaelDavide a m. Anna Maria nel giorno della sua sepoltura.

(Is 40, 1-5. 9-11 / Sal 103 / Tt 2, 11-14, 3, 4-7 / Lc 3, 15-16.21-22)

 

Con la festa di oggi portiamo a compimento i giorni della gioia del Natale: il bambino che abbiamo accolto con Maria e Giuseppe nell’umiltà e nella provvisorietà di un presepio, quel bambino che, avvolto in fasce, abbiamo riconosciuto – con i pastori – quale Salvatore e che – con i Magi – abbiamo adorato come luce del mondo… ecco che si fa uomo fino a farsi umano in tutto. Questo grande mistero non avviene nella cornice della notte di Betlemme, in cui gli angeli danzano e una nuova stella brilla, ma in pieno giorno: sulle rive del Giordano, davanti a tutti! Non possiamo comunque nascondere una certa delusione per questo lungo silenzio, per questa lunga parentesi biografica: da Gesù bambino e adolescente di troviamo di fronte ad un uomo maturo e nel pieno della sua vitalità. Con la sua consueta esattezza da storico l’evangelista Luca ci dice che <aveva circa trent’anni> (Lc 3, 23). Il Vangelo, e con esso la Liturgia, ci aiutano ad entrare nel mistero della vita nascosta di Gesù proprio facendoci cogliere appieno il risultato finale di tutto questo tempo di attesa e di preparazione. Il Signore Gesù scende al Giordano e <quando tutto il popolo fu battezzato> - solo allora – si dice <ricevuto anche lui il battesimo> diventa in tutto e per tutto uno di noi, come noi eppure così diversa da ciascuno di noi. 

Il grido del profeta allora risuona vero e forte: <Consolate, consolate il mio popolo… parlate al cuore e gridatele> (Is 40, 1). Con la stessa commozione l’apostolo ricorda: <è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini> (Tt 2, 11). Una salvezza non esterna, ma che è dono intimo dal sapore sponsale: <Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga> (Tt 2, 14). Nelle acque del Giordano, Gesù non ha temuto l’impurità che ciascuno di noi vi ha misticamente deposto, ma vi si è introdotto come nel talamo nuziale. La sua umanità è scesa in quella <cella del vino> (Ct 2, 4) inebriante in cui <chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito> (1Cor 6, 17).

Ma cosa ha fatto Gesù?! L’evangelista Luca fa entrare Gesù nella sua vita pubblica dicendo semplicemente e solamente <stava in preghiera> (Lc 3, 21). La via per raggiungere la <piena maturità> (Ef 4, 13) nell’umanità sembra essere proprio la preghiera. Questa capacità di stare davanti a Dio talmente coi piedi a terra da affondarli nella melma e, al contempo, lo sguardo rivolto al cielo fa di noi non solo degli esseri viventi, ma esseri umani. Perché il Padre si compiaccia di noi non è necessario fare molto, basta <essere preghiera> (Sal 108). Essa è l’opera più grande, forse la più difficile, ma di certo la più umana perché così divina. La preghiera ci permette di forgiare l’uomo nuovo che anela a essere continuamente rigenerato nella gioia e nella pace. Tra l’incudine della presenza di Dio e il martello del nostro desiderio di essere figli e fratelli si forgia ciò che già siamo e che pure ancora dobbiamo diventare. Il Signore Gesù si è fatto carne per opera dello Spirito Santo ed è diventato uomo attraverso il lento cammino della crescita vissuto nella preghiera. La sua capacità di stare <quale Agnello ritto sul monte> (Ap 14, 1) davanti a Dio in tutta la sua nudità di uomo così prossima all’eterna bellezza divina. Facciamoci dunque suoi <fedeli imitatori> (Colletta) di Gesù la cui genealogia culmina così: <figlio di Adamo, figlio di Dio> (Lc 3, 38).

Mentre portiamo a compimento il tempo dei Natale si apre per noi il tempo dell’imitazione e della conformazione.

Signore Gesù, tu sei il modello della nostra umanità e sei la promessa della nostra speranza di umanizzazione. Sostieni il nostro cammino di conversione al tuo disegno d’amore e fa’ di noi dei figli del Padre gioiosamente e giocosamente fratelli. Emmanuele, Dio con noi!