Oggi è la parola

Convertire… in regalità
Lunedì, 25 Marzo 2019
Martedì – III settimana T.Q. (Dn 3, passim / Sl 24 /Mt 18, 21-35)   Il lamento di Daniele trova una risposta nella parabola che il Signore Gesù racconta a Simon Pietro per rispondere alla sua domanda...

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Sul nostro blog, un omaggio di fr. MichaelDavide a m. Anna Maria nel giorno della sua sepoltura.

12 gennaio

(1Gv 5, 14-21 / Sal 149 / Gv 3, 22-30)

 

Mentre si compiono i giorni della gioia del Natale nei quali la Chiesa guida i suoi fedeli nell’amorosa meditazione del Verbo fatto carne, è come se, le ultime parole di questo tempo, a guisa di consegna e di riassunto, siano proprio quelle che troviamo nella Colletta: <trasformaci nel Cristo tuo Figlio, che ha congiunto per sempre a sé la nostra umanità> (Colletta). In questo respiro allora possiamo fare nostre le parole del Battista: <Egli deve crescere e io invece diminuire> (Gv 3, 30). Proprio il Battista che ha accompagnato e guidato il nostro cammino fin dall’inizio dell’Avvento, ci aiuta a portare a discernere se, e come, la meditazione del mistero di Cristo sia stata efficace nella nostra vita. Il Battista ci offre due criteri: il primo è di sentire un’appartenenza così intima con il Signore Gesù da avvertirlo <amico> (3, 29). Il secondo è non perdere comunque, proprio a ragione di questa intima amicizia, il senso della sua trascendenza e della sua grandezza.

Davanti a questo mistero di meravigliosa condiscendenza, l’unica cosa vera che possiamo affermare di noi stessi è: <Non sono io…> (3, 28). Se il mistero della carne del Verbo ha cominciato ad impastarsi con la nostra umanità, allora i tratti del nostro essere non potranno che assomigliare sempre di più a quelli del Signore Gesù, a quelli del Figlio. A partire da questa chiave di lettura potremmo interpretare – senza per questo precludere la possibilità di altre letture - quel <peccato che conduce alla morte> (1Gv 5, 16) di cui parla l’apostolo Giovanni. Potremmo così intendere questo peccato radicale, come tutto ciò che rende impossibile, alla <nostra umanità> (Colletta) a lasciarsi animare e trasformare dalla sacratissima umanità del Verbo. Piccola Sorella Magdleine di Gesù, delineando -nel 1952 - i tratti salienti della Fraternità scriveva: <Oso dirti ancora: prima di essere religiosa, sii umana e cristiana in tutta la forza e la bellezza di questa parola. Sii umana per glorificare meglio il Padre nella sua creatura e per rendere testimonianza all’Umanità santa del tuo Amatissimo Fratello e Signore Gesù. Quanto più sarai perfettamente e totalmente umana, tanto più potrai essere perfettamente e totalmente religiosa>1.

Si conclude un tempo liturgico che quest’anno abbiamo vissuto nella sua maggiore estensione di giorni e ci prepariamo a celebrare la festa del Battesimo del Signore e, con Lui, vogliamo immergere i nostri piedi nella melma del Giordano, accettando di mescolare la nostra alla storia di tutti. Usiamo le stesse parole che concludono la Messa del 31 dicembre <… con le semplici gioie che disponi sul suo cammino aspiri con serena fiducia alla gioia che non ha fine> (Dopo la comunione). Sapendo che <questa è la fiducia che abbiamo nel Figlio di Dio: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta>. Non solo: <E se sappiamo che ci ascolta in tutto quello che gli chiediamo, sappiamo di avere già quanto gli abbiamo chiesto> (1Gv 5, 14-15). 

Una sola parola ci resta: grazie! Ti ringraziamo, Signore Gesù, Verbo di Dio fatto carne per noi, perché ancora una volta ci hai permesso di rinfrescare la memoria della nostra umanità, ravvivandone i colori e le forme, nella meditazione della tua serena incarnazione. Tu sei il Signore, a te la gloria per i secoli dei secoli. Emmanuele, Dio con noi!



1. P.S. MAGDLEINE DE JESUS, La fraternità delle piccole sorelle di Gesù,Milano 1957, p. 21.