Oggi è la parola

Punto capitale
Mercoledì, 23 Gennaio 2019
II Settimana T.O. (Eb 7, 25-8, 6 / Sl 39 / Mc 3, 7-12)   L’autore della Lettera agli Ebrei arriva ad un culmine tale di incandescenza nella sua catechesi che gli fa dire: <Il punto capitale delle cose che...

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11 gennaio

(1Gv 5, 5-13 / Sal 147 / Lc 5, 12-16)

 

Alla fine del vangelo troviamo quella che potremmo definire una splendida alleanza delle volontà: <Lo voglio, sii risanato> (Lc 5, 13). Questa parola del Signore Gesù è la conseguenza di un gesto assolutamente ardito da parte di un lebbroso che forza l’isolamento in cui è costretto dalle consuetudini del suo tempo. Invece di tenersi a distanza, secondo quanto è stabilito e richiesto, quest’uomo costretto a vivere come una bestia temuta ed isolata forza la legge fondata sulla paura e si avvicina fino a gettarsi <ai piedi> (Lc 5, 12) di Gesù. Il Signore non solo non si ritrae, ma sembra accettare questa sfida facendone una sorta di segno inaugurale del suo ministero. Non solo il Signore Gesù non si ritrae ma accetta di entrare in relazione profonda con la bellezza interiore di quest’uomo: esteriormente e così visibilmente deturpato dalla malattia. Così il Cristo accetta di stringere una forma di alleanza che diventa l’indizio del modo con cui il Signore vuole intessere relazioni di salvezza con chi accetta di camminare con Lui.

In questo misterioso e commovente incontro delle volontà si consuma, come in una relazione nuziale, il mistero dell’incarnazione che continuiamo a contemplare in questi ultimi giorni del tempo natalizio. Si sposano felicemente il bisogno di salvezza della nostra umanità e il desiderio di fare grazia della divinità che in Gesù si fa vicinissima a noi. Per questo la gratitudine si fa ardente preghiera: <manifesta anche a noi il mistero della nascita del Salvatore, rivelato ai magi dalla luce della stella e cresca sempre più nel nostro spirito> (Colletta). Come ricorda l’apostolo Giovanni: <se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è maggiore; e la testimonianza di Dio è quella che ha dato al suo Figlio> (1Gv 5, 9).

Non si tratta solo dell’autorevolezza dovuta all’origine divina di Gesù che è Figlio di Dio, ma anche dell’autorevolezza propria del suo modo di essere uomo come noi, tanto da diventare per noi modello di umanità sempre più capace di essere se stessa. Il vangelo termina con questa nota assai particolare: <Ma Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare> (Lc 5, 16). Come nota Klaus Berger: <Gesù non prega mai insieme ai discepoli, ma sempre da solo>1. Eppure questa solitudine non è un modo per isolarsi per un senso di superiorità o di vergogna, ma il modo per ritornare continuamente alla fonte stessa della creazione e riqualificarsi come creature. Un discepolo di Cristo Signore, quale fu Francesco, dovette anch’egli ripartire, nella sua vita di uomo e di credente, dall’incontro e dall’abbraccio di un lebbroso: <Il Signore concesse a me, frate Francesco, d’incominciare così a far penitenza, poiché, essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia . E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo>2.

Signore Gesù, anche noi forziamo le barriere della lebbra dei nostri limiti, delle nostre ferite, dei nostri peccati e ci poniamo ai tuoi piedi. Vogliamo che sia tu lo sposo della nostra umanità fragile, eppure abitata da quel desiderio di pienezza che viene da te, e a te, continuamente, ci riporta. Vuoi tu, Signore? Sì, io lo voglio! Emmanuele, Dio con noi!

 


1. K. BERGER, Gesù, Queriniana, Brescia 2006, p. 134.

2. FRANCESCO D’ASSISI, Testamento, FF 110