Oggi è la parola

Convertire… in regalità
Lunedì, 25 Marzo 2019
Martedì – III settimana T.Q. (Dn 3, passim / Sl 24 /Mt 18, 21-35)   Il lamento di Daniele trova una risposta nella parabola che il Signore Gesù racconta a Simon Pietro per rispondere alla sua domanda...

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Sul nostro blog, un omaggio di fr. MichaelDavide a m. Anna Maria nel giorno della sua sepoltura.

10 gennaio

(1Gv 4, 19-5,4 /Sal 71 / Lc 4, 14-22)

 

La conclusione del Vangelo di oggi apre il nostro cuore quasi ad un desiderio di imitazione: <Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca> (Lc 4, 22). Mentre ci avviciniamo, a grandi passi, nel portare a compimento i giorni della letizia del tempo di Natale con la festa, ormai prossima, del Battesimo del Signore, non possiamo che condividere il sentimento dei nazaretani che sono <meravigliati>. Per i concittadini del Signore lo stupore è duplice: da una parte l’ammirazione per <le parole di grazia> pronunciate dal Rabbì, e dall’altra lo stupore per il fatto che tutta questa sapienza fiorisca sulle labbra di uno di loro. Chissà forse qualcuno dei presenti conserva nel cuore la preziosa memoria di qualche allegra battuta, di giovanili risate e – perché no! – di qualche inevitabile alterco, con il “loro” Gesù.

Non è diverso per noi che, spesso, pensiamo di conoscere bene il Signore Gesù fino a quando egli non entra nella <sinagoga> (Lc 4, 16) del nostro cuore e si mette a <leggere> nella nostra vita con tono, così nuovo, da riaprire in noi le porte della speranza. Il Signore Gesù si dimostra veramente capace di <leggere>, decifrare e annunciare la Parola di Dio racchiusa nelle Scritture proprio per questa sua attitudine a dire <parole di grazia>. Un cammino che viene offerto anche per ciascuno di noi: lasciarci inondare dalla presenza di un Dio che <ci ha amato> e permette che noi <amiamo> (1Gv 4, 19) a nostra volta. Così diventiamo capaci di esprimere i nostri sentimenti, le nostre emozioni, la nostra volontà sempre e proprio con parole e gesti profumati di grazia che rivelano e donano <a tutti i popoli la sapienza eterna> (Colletta).

Nell’insieme della liturgia odierna sembra proprio che la sapienza è quella che il Signore Gesù ha <allevato> dentro di sé per il lungo tempo in cui ha vissuto nascostamente <a Nazaret dove era stato allevato> (Lc 4, 16). Come dice l’esegeta alessandrino rivolgendosi alla nostra assemblea e al nostro cuore: <Anche ora, se lo volete, in questa sinagoga, in questa nostra assemblea, gli occhi vostri possono fissare il Salvatore. Quando voi riuscite a rivolgere lo sguardo più profondo del vostro cuore verso la contemplazione della Sapienza, della Verità e del Figlio unico di Dio, allora i vostri occhi vedranno Gesú. Felice assemblea quella di cui la Scrittura testimonia che “gli occhi di tutti erano fissi in lui”>1. Non ci resta che tenere <fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede> (Eb 12, 2). Non illudiamoci, se teniamo fissa l’attenzione del nostro cuore sul mistero del Verbo incarnato, non avverrà nulla di straordinario, né tantomeno di esaltante nella nostra vita. L’unica cosa che veramente cambierà, fino a cambiarci, è il nostro modo non solo di stare al mondo, ma di condividerne l’avventura. L’apostolo Giovanni non ha mezze misure: <Se uno dice “Io amo Dio” e odia suo fratello, è un bugiardo> (1Gv 4, 19).

Signore Gesù, te lo possiamo confidare: siamo sempre un po’ bugiardi! L’amore per te rischia di diventare una tanto sacra, quanto profana, rappresentazione del nostro egoismo e della nostra autosufficienza. Ti preghiamo leggici dentro e tiraci fuori dalle nostre povere fissazioni che ci rendono alquanto ridicoli e così piccini. Emmanuele, Dio con noi! 



1. ORIGENE, Omelie su Luca, 32, 6.