Oggi è la parola

Fuoco
Martedì, 16 Luglio 2019
Mercoledì – XIV settimana T.O. (Es 3 passim / Sl 102 / Mt 11, 25-27)   Non saremo mai abbastanza stanchi di contemplare questo meraviglioso spettacolo in cui il Signore Dio <apparve in una fiamma di...

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9 gennaio

(1Gv 4, 11-18 / Sl 71 / Mc 6, 45-52)

 

Come la folla, siamo ancora ammirati del gesto di compassione compiuto dal Signore Gesù, gesto capace di saziare il bisogno e l’attesa di tutti. Eppure sembra che non sia ancora sufficiente e, soprattutto, sembra di capire finalmente a chi è rivolta la potenza di questo segno compiuto da Gesù. Nella logica del racconto evangelico sembra, infatti, di poter dire che, se la folla ha potuto beneficiare del nutrimento, i veri destinatari di quella che potremmo definire una “catechesi pratica”, i veri destinatari sono i discepoli e non la folla. Sono loro, infatti, ad essere oggetto di più di un invito da parte del Signore. Prima di tutto sono sollecitati a superare la loro paura fino ad essere invitati, in modo sorprendente e perfino un poco eccessivo, a un di più: <Voi stessi date loro da mangiare> (Mc 6, 37). In seguito viene loro richiesto di farsi mediatori del dono che passa, dalle mani e dal cuore di Cristo, alla folla affamata di pane: <li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro> (6, 41). Non sappiamo bene chi abbia raccolto i pezzi avanzati, ma veniamo a sapere che Gesù <subito costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva> (6, 45).

Come al cospetto di una folla affamata, i discepoli sono aiutati dal Maestro a non temere di mettere a disposizione quello che hanno, ora nella solitudine del lago, sferzato dal <vento contrario>, aggravato delle incertezze e dai fantasmi della <notte> (6, 48), devono fare un passo in più nel loro cammino di discepolato. La paura di rimanere senza pane è già stata mutata dal Signore Gesù nella disponibilità a condividerlo serenamente. Ora la paura di essere soli, e in pericolo, dovrà trasformarsi in un di più di fiducia. Sempre, anche quando si offre in un modo che ci lascia <sconvolti> fino a farci <gridare>, la presenza del Cristo accanto alla nostra barca, che rischia di fare acqua da tutte le parti, deve mutarsi in serena fiducia: la sua presenza, non solo non minaccia, ma rasserena il cuore. 

Gesù aveva levato gli occhi al cielo prima di moltiplicare il pane e i pesci e, subito dopo, si ritira <sul monte a pregare> (6, 46), per volgersi profondamente verso il Padre suo: per ringraziare e per intercedere ancora per tutti i bisogni che ha incontrato sul suo cammino. La forza, infatti, che viene dal Signore Gesù, non gli proviene da se stesso, ma da questa presenza intima e profonda che rende Gesù irradiazione della Presenza del Padre. Camminando sul mare il Signore rivela di essere capace di dominare tutte le forze del male e tutte le prese di morte. È qui che i discepoli sono attesi dal loro Maestro, a questa scuola che insegna a confidare sempre meno sulle proprie sicurezze – pane abbondante o una buona barca – per puntare sulla possibilità di affrontare ogni cosa insieme, per la gioia e la consolazione di tutti. L’introduzione della prima lettura può veramente diventare la conclusione della nostra meditazione: <se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri> (1Gv 4, 11). Allora veramente potremo sperimentare come e quanto: <Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore> (4, 18).

La tua presenza Signore Gesù è fonte di vita, è fonte di pace! Eppure la tua presenza, o Cristo, ci disturba nei nostri programmi e cambia le previsioni della meteorologia dei nostri cuori. Non c’è deserto che non possa dare del pane, non c’è mare che ci condanni a rimanere soli con le nostre paure. All’amore tutto è possibile e nulla può intristire. Emmanuele, Dio con noi!