Oggi è la parola

Convertire… in regalità
Lunedì, 25 Marzo 2019
Martedì – III settimana T.Q. (Dn 3, passim / Sl 24 /Mt 18, 21-35)   Il lamento di Daniele trova una risposta nella parabola che il Signore Gesù racconta a Simon Pietro per rispondere alla sua domanda...

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Sul nostro blog, un omaggio di fr. MichaelDavide a m. Anna Maria nel giorno della sua sepoltura.

4 gennaio

(1Gv 3, 7-10/ Sl 97 / Gv 1, 35-42)

 

Continua la nostra lettura di quelli che amiamo definire essere i primi passi del Signore Gesù nella nostra storia di uomini e donne ai quali si offre una possibilità di vita e di vita piena. Nella prima lettura veniamo esortati ad essere vigilanti: <Figlioli, nessuno v’inganni> (1 Gv 3, 7). Ciò da cui bisogna continuamente prendere le distanze è l’illusione così diffusa, sin dai primi tempi della vita della Chiesa, di poter fare a meno di un continuo rapporto con la grazia senza la quale nulla in noi può essere veramente libero dalla tendenza all’egoismo. Se l’autore della prima lettera di Giovanni riconosce e ricorda a ciascuno la presenza di <un germe divino> che <rimane> (3, 9), al contempo non sottace il fatto che continuamente bisogna <distruggere le opere del diavolo> (3, 8). Il diavolo rischia continuamente – come avvenne già nel giardino dell’Eden – non tanto e non prima di tutto di metterci gli uni contro gli altri, ma di farci sentire come estranei gli uni agli altri e indifferenti al cammino dei nostri fratelli. Questo spiega lo stesso significato del suo nome che significa: Divisore!

Al contrario, la presenza del Signore Gesù, che fa i primi, ma decisi passi accanto ai nostri piccoli e talora faticosi umani cammini, scatena una rinnovata possibilità di andare gli uni incontro agli altri. La sola presenza e il semplice passaggio del Signore Gesù sono capaci di aumentare le possibilità della comunione e della condivisione. Prima di tutto vediamo che, mentre Giovanni Battista <stava con due dei suoi discepoli> (Gv 1, 35) in una certa fissità, vede venire incontro il Signore Gesù che sembra abitato da una generosa mobilità interiore. Questo sorprendente dinamismo sarà una caratteristica abituale e continuamente rinnovata del ministero di Cristo Signore. Il Precursore attende e accoglie accanto al Giordano mentre il Signore Gesù si muove e va incontro, creando attorno a sé un movimento esteriore che rimanda a un dinamismo ben più interiore e importante.

La domanda che il Signore Gesù pone ai due discepoli di Giovanni che muovono i loro primi passi di discepoli, rimanda al desiderio e alle attese più segrete del cuore: <Che cosa cercate?> (1, 38). La presenza di Gesù e il suo sguardo sono capaci di risvegliare ciò che nel cuore di ciascuno vive come anelito e desiderio di spazi sempre più ampi. La presenza del Signore apre dei cammini e questi cammini sono, per loro natura, condivisibili come avviene per Andrea che <incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: “Abbiamo incontrato il Messia”> (1, 41). L’<opera del diavolo> che era riuscito a estraniare l’uomo e la donna rompendo la loro intimità e inducendoli a nascondersi allo sguardo del Creatore è vinta nella semplice – si fa per dire – presenza del Signore sulle nostre strade che non diventano per questo meno faticose, ma, risultano così, più facili da assumere.  Lo sguardo del Signore Gesù ci coglie là dove noi siamo, ma non ci lascia rimanere dove e come siamo sempre stati, comunicandoci la grazia di un movimento che è opera propria della sua grazia.

Il tuo sguardo, Signore Gesù, non solo non ci impietrisce, ma ci infonde un dinamismo inatteso che rende i nostri passi più leggeri e più veri. Il tuo passare, Signore Gesù, sulle rive dei nostri cammini - non sempre facili - ci rende fratelli per il solo fatto di essere viandanti bisognosi di un sana e santa compagnia. Emmanuele, Dio con noi!