Oggi è la parola

Attendere… il vigore
Martedì, 11 Dicembre 2018
Mercoledì – II settimana T.A. (Is 40, 25-31 / Sl 102 / Mt 11, 28-30)   La promessa che ci viene ridonata attraverso le parole del profeta Isaia ci raggiunge al cuore del nostro più grande timore che è...

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E' uscito un articolo di fr. MichaelDavide su La Croix: <Rinunciare a ogni forma di clericalismo>... ne trovate sul menù...

Venerdì – I settimana T.A.

(Is 29, 17-24 / Sl 26 / Mt 9, 27-31)

 

Il tempo dell’Avvento è un momento privilegiato per la preghiera e per la vigilante impetrazione perché Dio accompagni e guidi, con la sua presenza, i passi della nostra vita giorno dopo giorno. Oggi, rievocando al guarigione di <due ciechi> (9, 27), la Liturgia ci ricorda che questa non è un’avventura solitaria, ma, per quanto possa e debba essere intima, è necessario che sia vissuta insieme. È necessaria una comunione di intenti sia nella condivisione della propria fragilità che nell’invocazione della propria guarigione. È una caratteristica del vangelo di Matteo quella di “duplicare”. Spesso troviamo che Matteo metta in scena due personaggi, laddove gli altri ne menzionano solo uno. Certo, questo è un modo per sottolineare l’aspetto ecclesiale-comunitario dell’esperienza di fede così caro al primo vangelo. Inoltre è un modo sottile per ricordare che ogni intervento del Signore Gesù nella vita personale dei suoi discepoli ha una valenza e una ricaduta che si dilata sempre di più su tutti.

I due ciechi vivono questo momento di speranza in un intervento di accoglienza e di guarigione da parte del Signore Gesù all’unisono. Si rivolgono a Lui con una sola voce e nella medesima speranza <gridando: “Figlio di Davide, abbi pietà di noi!> (9, 27). Ed è all’unisono che rispondono alla domanda che viene loro posta quasi come condizione perché possano ritrovare la vista: <Sì, o Signore!> (9, 28). Un cammino di fede condiviso è segno di una capacità di assumere insieme le prove e le limitazioni della vita, senza ripiegarsi in modo eccessivo su se stessi, ma continuando ad avere occhi e cuore per il dolore e la sofferenza dell’altro. La risposta del Signore è immediata e piena: <Avvenga per voi secondo la vostra fede> (9, 29). La preghiera di questi due ciechi è unisona e la risposta del Signore alla loro fiducia è un dono fatto insieme.

Vi è un ultimo passo che non bisogna sottovalutare: questi due ciechi non sono uniti, per così dire solo nella disgrazia quasi per necessità, ma dopo aver camminato insieme da ciechi continuano a camminare insieme da vedenti. Per questo, dopo aver pregato all’unisono cominciano a testimoniare <la notizia> (9, 31) sempre all’unisono. Vi è una certa disobbedienza in questi due ciechi! Il Signore che hanno invocato insieme quale <Figlio di Davide> (9, 27) li ammonisce dicendo loro di non collaborare a delle false attese sulla sua persona. Ma forse questo testimoniare insieme è già un modo per rettificare le attese messianiche in un orizzonte già evangelicamente compatibile. Il Signore Gesù non è infatti venuto semplicemente per risolvere i nostri problemi, ma per darci la possibilità di immaginare un modo nuovo di abitare il mondo e persino di assumere le nostre limitazioni e le nostre sofferenze. Il salmo ce lo ricorda: <Una sola cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore> (Sal 26, 4). Isaia lo conferma con energia: <Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno nel Santo di Israele> (Is 29, 19).

Signore Gesù, ridonaci la gioia di soffrire insieme, di sperare insieme, di gioire insieme che sono il fondamento della stupenda avventura di seguirti insieme. Alla scuola del tuo Vangelo fa’ che sappiamo credere che insieme tutto è più bello, più buono, più vero. Nella contemplazione della tua incarnazione ricordaci che tale gioia è riservata agli umili, e questa allegrezza e per i poveri. Vieni Signore Gesù!