Oggi è la parola

Attendere… il vigore
Martedì, 11 Dicembre 2018
Mercoledì – II settimana T.A. (Is 40, 25-31 / Sl 102 / Mt 11, 28-30)   La promessa che ci viene ridonata attraverso le parole del profeta Isaia ci raggiunge al cuore del nostro più grande timore che è...

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E' uscito un articolo di fr. MichaelDavide su La Croix: <Rinunciare a ogni forma di clericalismo>... ne trovate sul menù...

Giovedì – I settimana T.A.

(Is 26, 1-6 / Sl 117 / Mt 7, 21.24-27)

 

Mentre ci prepariamo al Natale del Signore tutto fa pensare alla piccolezza, alla tenerezza, alla fragilità, alla vulnerabilità. Eppure la parola di Dio che accogliamo quest’oggi ci aiuta ad entrare nel mistero dell’abbassamento del Verbo nella nostra carne non come un cedimento al debolismo, bensì come una conversione profonda e sempre in divenire ad una logica diversa. Essa, in realtà, si rivela come quella più forte, non perché più potente, ma solo perché più vera. Il profeta Isaia fa eco ad una delle convinzioni più profonde del popolo di Israele che, abituato alla vacuità e all’inaffidabilità del deserto con le sue sabbie spostate dai venti, pensa al suo Signore come alla <roccia eterna> (Is 26, 4). Non è difficile immaginare l’impressione che dovevano fare sulla mentre di un popolo nomade, abituato alle incertezze delle tende e la cui vita era ritmata sulla transumanza delle greggi, le grandi e possenti città dell’Egitto. Per questo il Signore oltre ad essere roccia di sicuro fondamento è anche <una città forte> (26, 1).

Ambedue le immagini ci fanno pensare ad una delle attività più appassionanti per gli uomini e le donne di tutti i tempi e di ogni luogo che è quella di costruire, di progettare, di edificare, di mettere in sicurezza, si direbbe con il linguaggio odierno. Questi verbi sono normalmente usati simbolicamente per indicare l’opera irrinunciabile di ciascuno a costruire, progettare, edificare, mettere in sicurezza la propria vita in tutti i suoi aspetti, da quelli più esteriori e visibili a quelli più interiori, più intimi e segreti. La parola del Signore Gesù ci raggiunge proprio al cuore della nostra umana avventura attraverso dei consigli, in realtà spiccioli, ma che toccano in modo forte la nostra fatica quotidiana di dare senso alla nostra esistenza. Il testo che la Liturgia ci propone è la conclusione del Discorso della Montagna alla fine del quale il Signore Gesù si rivolge ai suoi discepoli richiamandoli – richiamandoci! – a mettere al primo posto una ricerca non teorica, ma esistenziale della <volontà del Padre mio che è nei cieli> (Mt 7, 23).

Questo modo così intimo e così raro nei sinottici e ben più frequente nel quarto Vangelo, ci permette di comprendere il mistero della relazione di Gesù con il Padre suo nel cui dinamismo siamo chiamati ad entrare come discepoli autentici. Ciò che il Maestro chiede a noi è, in realtà, ciò che ha vissuto per primo e ha segnato e guidato la sua avventura di incarnazione e di condivisione che fu <fondata sulla roccia> (7, 25) di un continuo riferimento al Padre. Come preghiamo subito dopo la comunione, il nostro desiderio lungo questi giorni è quello di aprirci ad un di più di rivelazione di quello che è <il senso cristiano della vita>. Sembra che la Parola di Dio ci aiuti a comprendere come non sia possibile trovare un senso, se non si è ogni giorno capaci di orientare il proprio cammino nel senso e nella direzione di una relazione profonda su cui possiamo realmente fondare la casa della nostra esistenza. Davanti alla grotta di Betlemme scopriremo stupiti come la tenerezza e la fragilità di un bambino, che evoca tutte le nostre vulnerabilità, possono essere <le porte> (Sal 117, 19; Is 26, 2)) regali. Attraverso di esse possiamo entrare in un modo nuovo di essere costruttori di un mondo che sia di tutti e per tutti, ma prima di tutto a misura e a portata dei più <poveri> (Is 26, 6). 

Signore Gesù, i passi dei poveri scuotono le fondamenta delle nostre città costruite sull’abuso e sulla dimenticanza di quanti sono più piccoli e più deboli. Ti preghiamo di aprire le orecchie del nostro cuore perché non sia vano il grido dei miseri e insegnaci a inverare la fedeltà alla volontà del Padre costruendo sulla roccia di una solidarietà capace di sradicare e rifondare le nostre abitudini a dimenticare. Vieni Signore Gesù!